Il Blog di Felice Besostri

Il Blog di Felice Besostri

Intervento Conferenza dei socialisti del Nord

Teatro Pier Lombardo, Milano 29 gennaio 2011
COMPAGNE E COMPAGNI
Una volta il settentrione era politicamente associato all'espressione “Vento del Nord”, con un preciso significato di rinnovamento per tutto il Paese.
Ora è ben altra l'aria che spira, non più dalle Alpi, ma dalla villa di Arcore: fetida e ammorbante per l'intera nostra nazione.
C'è un rapporto preciso tra il regime dei venti e la debolezza della sinistra in queste plaghe nordiche, una sinistra drammaticamente segnata dalla perdita di consensi popolari e tra i lavoratori: la caduta di tradizionali bastioni municipali nelle ultime tornate elettorali ne è il segno più evidente.
Se la sinistra italiana è la più debole d'Europa, quella del Nord ne è il ventre molle.
I destini dei socialisti, che lo vogliamo o no, sono strettamente legati a quelli della sinistra nel suo complesso  e reciprocamente: anche  se si tende a dimenticarlo da troppe parti
La questione socialista non è la questione dei socialisti, ma il problema finora non risolto della sinistra italiana. Il problema, lasciatemelo dire, che ha tenuto separata la sinistra italiana dalla corrente maggioritaria ed egemone nel resto d'Europa, quella di ispirazione socialista, socialdemocratica e laburista, ora raccolta nel PSE e nell'Internazionale Socialista.
Se il PSI e i socialisti variamente organizzati, come il Gruppo di Volpedo, hanno una missione è quella di convertire la sinistra italiana e non è solo un contributo di idee, che è richiesto, spesso ridotte a parole e niente più, ma un'identificazione in un'area politica, abbandonando ipotesi e tentazioni terzaforziste . Nella lacerazione drammatica tra classi sociali, con insopportabili divari nella distribuzione della ricchezza ( il 50% concentrata nelle mani del 10% della popolazione) i socialisti potrebbero essere il fattore di ricomposizione tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi o apparentemente tali, come il famoso popolo delle partite IVA.
Dopo il referendum alla FIAT Mirafiori si tratta anche di ricomporre lacerazioni tra i lavoratori. Il primo compito è quello, in quel caso specifico, ma è un insegnamento di carattere generale, di evitare che la divisione tra SI' e NO, diventi ancor più che politica o sindacale , morale.
Come accennato, se c'è una priorità è quella di aprire il confronto, anzi un dialogo, con chi, convinto o costretto, ha votato SI'.
L'indicazione socialista è chiara e semplice: ritrovare le strade dell'unità sindacale, che tutela al meglio i lavoratori.- Così è negli altri paesi europei, dove, pur nella reciproca autonomia, vi è una relazione costante e diretta tra il partito socialista democratico, dominante a sinistra, e la centrale sindacale unitaria.
L'assenza di una sinistra europea, democratica e riformatrice si avverte anche in questa situazione, quando l'iniziativa a sinistra pare essere stata, impropriamente assunta da una federazione sindacale di categoria, come la FIOM, in una crescente esasperazione dei toni.- Chi non si allinea al 100% con la sua linea e parole d'ordine è messo sul banco degli accusati. E' successo persino con la segretaria generale della CGIL, la compagna Susanna Camusso, cui va tutta la nostra solidarietà personale e politica, perché  giustamente e responsabilmente non lancia la parola d'ordine dello sciopero generale durante un comizio.
Psicologicamente si può capire una sinistra sconfitta pesantemente nelle urne, che cerchi di uscire dalle proprie frustrazioni a qualsiasi costo. In settori della sinistra, per fortuna ancora minoritari, si pensa di trarre spunto o ispirazione dai fatti tunisini o, ancor più egiziani ( gli albanesi son a guida socialista). Nel disegnare alternative politiche si deve scegliere se l'Italia è un paese vincolato all'Europa o sprofondato nel Mediterraneo più arretrato. In Europa i cambiamenti politici si perseguono nelle urne e con la mobilitazione politica pacifica dell'opinione pubblica e non con la violenza in piazza. Senza negare la nostra solidarietà ai popoli tunisino ed egiziano, come socialisti non possiamo aderire e nemmeno giustificare una deriva terzomondista in Italia. Tuttavia, con uno stato d'animo pieno di amarezza, e che è quello da pubblicare, dobbiamo dire, che il miglior antidoto all'estremismo sterile sarebbe stato l'esistenza di una sinistra rinnovata e ristrutturata: la sinistra che non c'è e che dovrebbe esserci. Una sinistra di respiro  nazionale ed europeo, che fosse in grado di rappresentare una credibile alternativa al regime berlusconiano, capace di incanalare e dare uno sbocco all'indignazione e al senso di giustizia, libertà e maggior eguaglianza della popolazione italiana, in particolare della generazione senza futuro dei giovani, studenti, precari o disoccupati.
Il PSI ha un ruolo essenziale da giocare, come unico membro italiano del PSE e dell'Internazionale Socialista, nella cui costellazione ricopre un ruolo di prestigio la compagna Pia Locatelli, Presidente dell'Internazionale delle Donne Socialiste e, come tale, Vice-presidente dell'IS. 
Se non collochiamo nettamente a sinistra il PSI con i suoi valori, che lo distinguono dalle altre sinistre, rinunciamo al nostro unico ruolo significativo.
In altre parole il PSI non può, parafrasando Cyrano de Bergerac, limitarsi ad essere un apostrofo rosa tra PD' e UDC.
Le prossime elezioni municipali in grandi città come Milano, Torino e Bologna saranno il banco di prova della capacità di allargare un'area socialista forte e plurale e del ruolo di rinnovamento della Sinistra dei socialisti italiani.

DOPO MIRAFIORI

Il risultato del referendum tra i dipendenti FIAT di Mirafiori si è concluso, arrotondando, con un 54% di Sì e un 46% di No: un risultato significativo anche per l'alta percentuale, intorno al 96%, dei votanti. Per chi ha sostenuto le ragioni del No è un risultato importante, da valorizzare e non per arroccarsi dietro ad esso. In particolare vanno evitato i toni da vincitore morale, perché comunque hanno prevalso i Sì e soprattutto scaricare la responsabilità su impiegati e quadri, decisivi per la consistenza delle approvazioni sopra la soglia minima del 50% + 1, ma non per la vittoria dei Sì. Con il voto limitato ai reparti produttivi il contratto anomalo e separato sarebbe comunque passato, sia pure per appena 9 voti. Se non si è seguaci della maledizione di un destino cinico e baro o del malocchio, quando si perde bisogna, in primo luogo, guardare alle proprie insufficienze nella capacità di convincere. L'esito del referendum è stato certamente influenzato dal timore di perdere il proprio posto di lavoro, ma sempre si prendono decisioni sotto il peso di pressioni e condizionamenti esterni o ricatti. Quando si verifica che si rinunci ai propri diritti o alla propria dignità ( un termine da usare con cautela e in casi eccezionali) anche questo è da mettere in carico alla incapacità di convincere, che diritti e dignità non sono barattabili. Quando lo sciopero era un reato in quasi tutti i paesi europei, i primi sindacalisti riuscivano ugualmente ad organizzare scioperi e i lavoratori e le lavoratrici scioperavano anche quando la polizia o l'esercito erano pronti a sparare per uccidere nella difesa dei padroni. Non c'è bisogno di risalire al XIX° secolo, ma bastano alcuni riferimenti alle lotte bracciantili nel Sud (Avola 1968 e Battipaglia 1969) all'eccidio degli operai delle Reggiane nel 1943. Gli impiegati e i quadri sono lavoratori e hanno tutto il diritto di esprimersi sul futuro del loro rapporto di lavoro, anche se non direttamente interessati dalla ristrutturazione dei tempi e delle modalità di lavoro alle catene di montaggio. La limitazione del diritto di voto soltanto ai diretti interessati dalla consultazione è un'idea reazionaria, in quanto corporativa, della democrazia e poi ogni deroga al principio Una testa, un voto, lascia troppo arbitrio agli organizzatori delle consultazioni elettorali o referendarie. Da un punto di vista dell'interesse i lavoratori dell'indotto FIAT, che sono molti di più dei dipendenti diretti della casa automobilistica, avrebbero dovuto, secondo questa logica, partecipare alla consultazione. Su un altro piano, i cittadini dei paesi alleati degli Stati Uniti dovrebbero essere consultati, prima delle elezioni presidenziali americane o, quantomeno poter influire sulle candidature alle primarie. Quello che un presidente USA fa, incide sulla vita dei cittadini di altri paesi, come Miotto, che non sarebbe morto in Afghanistan senza le decisioni di George W. Bush. Il Quarto Stato vince quando ha la serena determinazione dei volti dei quadri di Pellizza da Volpedo ed è capace di allearsi a settori del Terzo Stato e ora del Quinto, la galassia dei nuovi lavori non stabilizzati di elevato livello tecnico e di specializzazione. In un sistema democratico gli operai dell'industria non saranno mai maggioranza da soli. Nessuna retorica di classe potrà mai modificare questo dato.
Ci fosse stato un partito egemone della sinistra in stretto collegamento, pur nella reciproca autonomia, con una centrale unica dei lavoratori non si sarebbe giunti ad un tavolo di trattativa senza la ricerca di una base comune e ora sarebbe politicamente possibile recuperare il problema della rappresentanza. Fuori gioco il PD e ringalluzzita la sinistra antagonista, si dovrà aspettare l'intervento risolutivo della magistratura per ristabilire una presenza FIOM nei reparti ?
La CGIL non ha una sponda politica per una sua iniziativa sulla rappresentanza in generale e negli stabilimenti FIAT dovrà concordare con la FIOM. La rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro è ora questione prioritaria proprio per ripristinare i diritti garantiti dalla Costituzione. L'accordo separato non è in contrasto con la legge e non una legge qualunque, bensì lo Statuto dei Lavoratori, ma c'è da dubitare che la normativa residuale dell'art. 19, dopo i tagli referendari del 1995, sia conforme a Costituzione, in particolare agli artt. 2 e 3, di tutela delle formazioni sociali e di uguaglianza formale e sostanziale. Tutto si lega: è scandaloso che in sede di ammissione di quesiti referendari abrogativi, non si possa far valere l'argomento dell'incostituzionalità delle normativa di risulta in caso di esito positivo. L'argomento è formale: la norma di risulta entra in vigore soltanto in caso di esito positivo del referendum . E' un'anomalia, come quella che dell'ammissibilità si discuta soltanto dopo la raccolta delle firme, con dispendio inutile di tempo e energie degli organizzatori e dei cittadini firmatari. Riportare il lavoro, la libertà e l'eguaglianza al centro dell'iniziativa politica, non significa altro che porre l'uomo e l'umanità al centro, con l'economia al loro servizio e non il contrario nella logica corporate-finanziaria alla Marchionne. Si esce dalla vicenda FIAT con un contratto separato approvato, ma non consolidato ,e senza una risposta chiara su un piano industriale del settore automobilistico. In altre parole la FIAT non ha più le posizioni di rendita monopolistica, ma l'Italia a differenza di USA, Germania, Francia e Giappone non ha un settore industriale dell'auto, ma un produttore solitario di automobili, così come Torino non è stata capace di diventare da città della FIAT città dell'AUTO, come acutamente rilevato dai circoli volpediani di Torino.
Un piano industriale non nasce dall'interno di un'impresa in solitario, con il solo avallo della proprietà e del management, senza un'interlocuzione con poteri pubblici democraticamente legittimati e capaci di programmare e senza la partecipazione informata dei lavoratori in una logica di codecisione, è questo il senso esatto della Mitbestimmung, che non a caso, per poterla liquidare, in italiano è sta tradotta in cogestione.

Battisti tra caviar e cachaça


Nella vicenda Battisti ci sono tanti aspetti inquietanti, compreso l'uso strumentale della sua vicenda per fare il solito polpettone tra sinistra terrorismo e anti-berlusconismo, come quel ministro ex picchiatore fascista che ora è per la repressione violenta del dissenso studentesco. L'ineffabile La Russa è giunto a parlare di richiamo della foresta comunista. 
Condannati definitivi tuttora latitanti accusati di terrorismo di destra e di sinistra sono circa un centinaio e non sono al centro dell'attenzione politica e mediatica. La polemica della Biffo è forte e questo può indisporre una parte della sinistra italiana, in particolare quelli che si sentono frustrati nelle loro aspirazioni rivoluzionarie. 
La proiezione su altri ha giocato brutti scherzi, come quando un certo Girotto, conosciuto come Fratello Mitra riuscì a infiltrare persino le Brigate Rosse. Se fosse venuto in quei tempi un sindacalista dell'ABC paulista o un attivista indigenista boliviano non avrebbero suscitato tanto entusiasmo. Se guardiamo al panorama politico latino americano oggi rispetto a 30 anni fa dobbiamo constatare che la democratizzazione è avvenuta per sindacalisti e indigenisti e non per le formazioni di lotta armata. 
Per fortuna c'è sempre un caudillo tonitruante che suscita sopiti entusiasmi rivoluzionari a tenere alto il morale dei rivoluzionari di casa nostra. Certamente nella condanna di Battisti ha giocato la legislazione emergenziale, ma la sua estraneità è stata dichiarata dallo stesso soltanto quando l'estradizione dalla Francia stava diventando concreta, mentre fino ad allora l'alone di combattente per la rivoluzione armata era servito ad accreditarlo in determinati ambienti. Per impedire l'estradizione si è giunti a sostenere che correva pericolo di vita. 
La gauche caviar francese era meglio scegliesse un altro testimonial.

FIAT e Dintorni

Confesso che non ho mai lavorato a una catena di montaggio e che alla mia età (66 anni) è impossibile che ci lavori in futuro. Mia figlia si è brillantemente laureata e io sono stato brutalmente collocato a riposo d'ufficio dalla mia università. Dunque non avrei titolo per parlare degli accordi FIAT e/o della legge Gelmini. Posso obiettare che non viviamo in uno stato fondato su corporazioni, ma in una democrazia rappresentativa dove il popolo è sovrano ed è composto di cittadini con pari dignità e diritti. Posso ricordare che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscano, di fatto, l'esercizio dei diritti garantiti dalla Costituzione e la piena partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Con buona pace di Landini, Bonanni, Angeletti e Marchionne dirò, pertanto, la mia sugli accordi separati per Pomigliano e Mirafiori, come, in altra occasione, dirò la mia sull'Università nonostante la Gelmini, gli studenti e i ricercatori tuttora in servizio.
Come cittadino sono interessato alla ripresa economica e agli investimenti produttivi, così come al rispetto della Costituzione, come cittadino socialista sono particolarmente interessato alla giustizia sociale e all'estensione delle libertà e al principio di uguaglianza: una specificazione necessaria perché non sono un asettico osservatore neutrale.
In realtà, la nostra Costituzione, a leggerla bene, non contrappone cittadini e lavoratori, semmai non è stata attuata nei Titoli III (Rapporti economici) e IV (Rapporti politici) della Parte Prima: logicamente l'attuazione della Costituzione dovrebbe precedere la sua modifica, ma in politica e nel dibattito pubblico non sempre la logica s’impone, ma le priorità sono determinate dagli interessi di chi ha maggiori poteri, compreso quello di influenzare i mezzi di informazione di massa.
Pare che non ci sia scampo: se non stai dalla parte di Marchionne e dei sindacati firmatari separati sei un estremista conservatore, se non sei schierato con la FIOM un servo dei padroni. La realtà è sempre più complessa delle semplificazioni interessate e allora è necessaria una bussola per orientarsi: la mia è quella della Costituzione della nostra Repubblica e non perché sia un giurista di formazione, ma perché è il patto di cittadinanza.
Se valori costituzionali sono in gioco, non valgono considerazioni pratiche. Se valori costituzionali sono in gioco, la tutela è giurisdizionale o non c'è in uno stato di diritto. “Ci sarà pure un giudice a Berlino” ebbe il coraggio di dire un semplice mugnaio di Potsdam a un potente Kaiser tedesco e prima di concludere che non ci sia in Italia, come nel caso di leggi elettorali di sospetta costituzionalità, bisogna provarci. Le relazioni sindacali, in un paese democratico, sono caratterizzate da una contrattazione competitiva, cioè ciascuna delle parti cerca di ottenere il massimo dei vantaggi. Non è, pertanto, in discussione il diritto/dovere di Marchionne di fare gli interessi della FIAT, che probabilmente sono anche i suoi, se detentore di stock option, e dei sindacati di ottenere il massimo per i loro associati. Non costituisce, neppure, scandalo che vi possano essere divergenze tra i sindacati, su quali siano gli interessi prioritari dei lavoratori: per esempio la conservazione del posto di lavoro rispetto a miglioramenti salariali o ritmi di lavoro meno stressanti. Per un socialista di stampo europeo viene subito alla mente, che le differenze di opinione tra i sindacati, per non indebolirsi vicendevolmente, è opportuno che siano risolte prima di sedersi al tavolo con la controparte: la sede migliore sarebbe nell'ambito di un sindacato unitario sia di categoria che confederale, tipo IG Metal e DGB tedesche. Se politicamente non è possibile, non c'è altra via, che dare, finalmente, piena attuazione all'art. 39 della nostra Costituzione. I suoi principi sono chiari: l'organizzazione sindacale è libera, ma può essere imposto un obbligo di registrazione. Per registrarsi i sindacati devono avere statuti a base democratica (stranamente non vi è la stessa chiarezza per i partiti politici nel successivo art. 49) e i sindacati registrati hanno personalità giuridica e possono stipulare “rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti” contratti collettivi con efficacia erga omnes.
Senza l'attuazione dell'art. 39 Cost. ogni accordo sulla rappresentanza che discrimini una sigla sindacale rispetto alle altre rischia di collidere con gli artt. 2 e 3 della Costituzione, poiché non è dubbio, che il sindacato sia una formazione sociale e che l’appartenenza sindacale non possa essere fonte di discriminazioni sul luogo di lavoro.
Si pone un problema anche di rispetto dell'art. 21 Cost. sulla libertà di manifestazione di pensiero, che nel caso specifico è tutelato anche dall'art. 1 Statuto dei Lavoratori come diritto di critica “I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge”. Se l'ultima parola spetta ai lavoratori, la volontà democraticamente e liberamente espressa costituisce un vincolo anche per chi fosse contrario all'accordo e avesse fatto propaganda per il NO. Se il referendum è respinto per ragioni di principio, bisogna impedire che sia celebrato con un ricorso al giudice del lavoro. Quanto sia opportuno rimettersi a un giudice come organizzazione sindacale ho forti dubbi, tanto più quando, se è vero che sono in gioco diritti indisponibili, il ricorso può essere fatto da singoli lavoratori chiamati a partecipare al referendum. Un altro fattore di relativa debolezza della FIOM è che le organizzazioni di categoria firmatarie hanno coinvolto le loro confederazioni. La FIOM, invece, ha tenuto e tiene la CGIL a distanza, a meno che non si adegui alla linea decisa dalla maggioranza della categoria. La posizione della segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso, consente di mettere in croce Marchionne e i sindacati firmatari separati in caso di firma per adesione successiva della FIOM. Nel caso non ci fosse l'unanimità che le parti originarie firmatarie hanno previsto espressamente, in contrasto con tutte le prassi sinora seguite, per le adesioni successive, sarebbe evidente la discriminazione.
A questo punto si potrebbe porre un problema di condotta antisindacale, se non di applicazione dell'art. 17 dello Statuto dei lavoratori, perché una scelta sistematica di accordi separati, che diano rappresentanza soltanto ad alcuni sindacati, sarebbe una forma discriminatoria di sostegno.
L’originaria formulazione dell’art. 19 dello Statuto dei lavoratori avrebbe consentito alla FIOM di organizzare la propria rappresentanza nelle unità produttive FIAT come sindacato maggiormente rappresentativo. Nel 1995, grazie ad uno dei 13 referendum radicali, è stato abrogato l'art. 19, primo comma, lettera a) e l'art. 19, primo comma, lettera b), limitatamente alle parole “non affiliate alle predette confederazioni” e alle parole “nazionali o provinciali”, quindi soltanto organizzazioni firmatarie di contratti applicati nell’unità produttiva possono costituire rappresentanze. Con i radicali ci sono molte affinità per i temi laici e dei diritti civili, ma il loro “liberismo”non è condivisibile da un socialista: questo fatto ha reso asfittico il progetto della Rosa nel Pugno e ogni altra ipotesi di collante programmatico, o anche solo elettorale, esclusivamente laico e libertario. Tuttavia non metterei sul banco degli accusati i radicali, ma piuttosto i governi e le forze politiche del centro-sinistra, che nella XIII legislatura non hanno risolto il problema, nonostante la vittoria dell’Ulivo nel 1996. Sono stati, invece, capaci di liberalizzare il commercio, malgrado che il referendum abrogativo di ogni autorizzazione amministrativa fosse fallito con una percentuale di no del 64,40%, cioè superiore a quella dei sì sull’art.19 dello Statuto dei lavoratori, un 62,10%. Particolarmente al disotto delle attese è stato il ruolo del partito pilastro dell’Ulivo il PDS-DS, e in minor misura dello SDI, che avrebbero dovuto cogliere il pericolo rappresentato dalla frammentazione e disunione sindacale. La presenza nei tre maggiori sindacati, invece di essere un punto di forza, si è rivelata una debolezza, sconfinata nella paralisi con la formazione del PD. Una volta di più ha giocato l’assenza a sinistra di un partito ispirato al modello socialista democratico europeo, che prevede un partito egemone a sinistra e una centrale sindacale unica. L’unità sindacale è ora più difficile, se non irrealistica, ma aver abbandonato la stessa parola d’ordine è un altro segno di debolezza progettuale e politica. Per noi che non lavoriamo a una catena di montaggio, ma siamo interessati alle sorti dei lavoratori un’altra questione da porre sul tavolo è quello dell’adeguatezza di un tavolo di trattativa nazionale, quando la controparte è un’impresa multinazionale: un operaio serbo, polacco o brasiliano non hanno minor valore di un’italiano.
Sgomberato il campo dalle questioni di metodo, si potrebbe finalmente discutere di piano industriale e finanziario. Va bene aumentare la produttività, ridurre le pause fisiologiche e spostare la mensa, si fa per dire, ma per produrre cosa? Se la FIAT ha perso costantemente quote di mercato anche in Italia e non solo in Europa, ci sarà un problema di management e di progettazione dei modelli? Produrre più invenduto non pare una prospettiva brillante.
Nel 2050 è prevista la forte riduzione dei motori a scoppio, se non addirittura la loro scomparsa: Mercedes e giapponesi e anche i francesi studiano da qualche tempo, realizzano prototipi e immettono sul mercato una serie di scelte alternative dall'idrogeno all'elettrico e aumentando la quota di auto ibride, stando al Corriere della Sera (pag. 53 del 12 novembre 2007) la FIAT non andava oltre l'introduzione del metano, anche se ha in listino tutta una panoplia di auto ecologiche. E' un fatto che la Mercedes stia presentando nuovi modelli elettrici e a idrogeno e fa una campagna di immagine sul punto. Se il parametro di riferimento delle retribuzioni sono cinesi e indiani, non sarà mai possibile comprimerle fino al loro livello. In Europa dobbiamo piuttosto chiederci come mai case automobilistiche tedesche e francesi con salari superiori ai nostri aumentano la loro fetta di mercato. Esistessero forze politiche di sinistra dovrebbero discutere di FIAT a tutto campo e non fare a gara per dire come voterebbero al referendum, se fossero operai di Mirafiori, non importa se favorevoli o contrari. Al referendum parteciperanno i diretti interessati e agli esterni non si può chieder altro che di rispettare e comprendere le loro scelte, che dovranno essere libere, cioè consentendo la stessa agibilità ai sindacati favorevoli e a quelli contrari.
Soltanto i circoli socialisti e libertari torinesi del Gruppo di Volpedo hanno avuto il coraggio di organizzare un convegno, il 16 di dicembre 2010, con proposte concrete di politica industriale e di trasformazione di Torino da CITTA’ della FIAT a CITTA’ dell’AUTO. Un disegno di politica industriale di rilevanza politica, amministrativa e istituzionale, perché considerato l’indotto, richiede l’attuazione della Città metropolitana. Saldare proposte politiche generali con quelle proprie di una competizione amministrativa municipale è una delle sfide sulle quali costruire alleanze. Non basta la scelta del candidato Sindaco.
Intorno alle vicende FIAT si aprono anche prospettive politiche conflittuali. Una sinistra nuova e ricostituita deve essere capace di scegliere, anche tra CGIL e FIOM, se necessario, come a livello europeo tra GUE e PSE. Questa sfida riguarda tutti a cominciare da PD e PSI per finire a SEL, la formazione più giovane, insieme con la Federazione della Sinistra, nel panorama della sinistra (in senso lato) italiana. Per la maturazione delle sue scelte elezioni anticipate per il Parlamento nazionale sarebbero una iattura, paragonabile a quella delle politiche 2008.
Le elezioni amministrative coinvolgono località rilevanti ed emblematiche, come Torino, Milano, Bologna e Napoli e le primarie, dove si sono svolte, come a Milano, hanno messo in luce potenzialità senza precedenti di rapporti a sinistra con il sostegno alla candidatura di Giuliano Pisapia. La scelta è se si approfondiscono queste potenzialità o si fanno prevalere gli interessi di bottega.