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ELEZIONI MAGGIO: GAROFANI E ROSE FIORIRANNO?
Ovviamente
l’attenzione è polarizzata sulle presidenziali francesi, ma in
questo mese ci sono altre 3 elezioni, per di più anticipate: segno
di instabilità politica, che è anche economica e sociale a causa
della grave crisi.
Il 6 maggio
si vota in Francia, Grecia e nel Land tedesco dello
Schleswig-Holstein e il 13
maggio nel più popoloso Land tedesco la Nordrhein-Westfalen.
Paradossalmente le due elezioni regionali tedesche hanno la stessa
importanza di quelle presidenziali francesi, perché sono, sia pure
indirettamente, un voto su Frau Merkel e la sua politica europea.
Parlano anche i numeri, nei 2 Land ci sono più di 20 milioni di
abitanti, cioè un terzo di quelli francesi e poco meno del doppio
dei greci.
Le
previsioni sono preoccupanti per la CDU, perché nello
Schleswig-Holstein e nella
Saar( altra elezione anticipata del 2012) la CDU era al governo e la
FDP era nell’assemblea regionale. Con le previsioni la FDP non
entrerà nel Landtag dello SH, così come è uscita dalla Saar,
mentre entrarannno massicciamente i Piraten . La SPD ridiventerà il
primo partito nella NRW e avrebbe maggioranza con i Verdi, mentre
nelle elezioni del 2010 non c’era maggioranza senza la Linke, che
stavolta resterebbe sotto il 5% sia per il voto Piraten che per il
recupero SPD( Il ritiro di La Fontaine è negativo per l’attrattività
della Linke a Ovest).. A questo punto il Bundesrat sarebbe
controllato dall’attuale opposizione ancora più
fortemente di oggi. Le modifiche costituzionali
hanno bisogno del voto del Bundesrat, quindi proprio in patria sono
in forse le modifiche dei Trattati, che la Merkel ha voluto imporre
al resto d’Europa. Il
sindacato unitario DGB sta attaccando frontalmente l‘ austerità
e la preoccupazione è forte, perché persino un giornale
ultraconservatore come la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha dovuto
ammettere che è grazie alla concertazione con il sindacato che la
situazione economica tedesca è migliore del resto d'Europa. Un
pensiero corre all’Italia dove la concertazione viene considerata
un errore da evitare, quasi una bestemmia, e i sindacati sono sotto
attacco governativo e imprenditorial-confindustriale.. E’ troppo
presto per parlare di inversione di tendenza in una UE dove la destra
è al potere in 21 paesi su 27, ma nel resto d’Europa, e purtroppo
non in Italia,c’è un’alternativa storica alla destra e alla
conservazione rappresentata dal socialismo democratico. Le politiche
neoliberiste hanno provocato la crisi e che vogliano curarla non è
credibile per non uccidere il paziente: Grecia e Portogallo sono le
prime vittime, cui seguirò la Spagna. Quindi gli elettori hanno
un’alternativa credibile, affidabile e sperimentata: dovrebbero
profittarne e la sinistra cogliere i frutti di questa situazione
politica e sociale
Monterotondo
3 maggio 2012
Evoluzione o blocco del sistema politico tedesco?
Questa
tornata di elezioni nei Land è interessante per i futuri sviluppi
del sistema politico tedesco. primo dato inusuale si tratta di
elezioni anticipate, in 2 casi(Saar e NRW) per ragioni politiche e
nel 3°SH a causa di una sentenza di incostituzionalità della legge
elettorale( in Germania è possibile, invece in Italia no, tanto che
ci teniamo il porcellum),
che aveva dato la maggioranza alla CDU e FDP, che pur non avevano la
maggioranza dei consensi. Nella Saar c'era un maggioranza Jamaica dai
colori della bandiera di quello Stato Verde Nero e Blu (Verdi CDU e
FDP), benché ci fosse una teorica maggioranza SPD,Linke e Verdi, ma
Lafontaine aveva aspramente polemizzato con i Verdi nella campagna
elettorale. In NRW SPD e Verdi governavano in minoranza perché
decisiva era la Linke. Dunque se politicamente non si possono formare
maggioranze rosso-rosso- verdi è compromessa un'alternativa di
sinistra. se tale alternativa non è possibile, vi sono conseguenze
perché nella NRW la Linke rischia seriemente di star fuori non
superando la soglia, anche per 2 concomitanti fattori il recupero
della SPD grazie al suo spostamento a sinistra e per l'effetto
del voto utile e per il successo dei Piraten, che pescano nel bacino
del voto giovane anticonformista, che erano attratti dalla Linke. Con
i Piraten non ci sono maggioranze possibili, né per la sinistra né
per la destra, quindi o SPD e Verdi conquistano la maggioranza da
soli ovvero si rafforzano pressioni per Grandi Coalizioni SPD- CDU,
che si sono però rivelate fatali per la SPD: tracollo del 2009. La
scomparsa di Lafontaine rende la Linke sempre più dipendente
dall'Ostalgie, degli eredi della DDR e della SED, che non hanno
attrattiva nei Land occidentali e che con l'atteggiamento su Gauck
hanno rinforzato i sospetti di essere eredi del passato. D'altro
canto la FDP sembrava sotto soglia nei sondaggi di opinione e nelle
elezioni dei Landtag.Sia nello SH, che in NRW sono a rischio. se non
superano la soglia il governo Merkel sarebbe indebolito, come è
indebolito dai contrasti tra CDU e FDP, l'ultima sull'introduzione di
un salario minimo che la DGB vuole in € 8,5 all'ora. La CDU non è
pregiudizialmente contraria, sia pure non pronunciandosi
sull'ammontare, mentre la FDP è assolutamente contraria. Intanto una
morale: il sistema elettorale tedesco considerato un modello per la
stabilità nel cambiamento sta per entrare in blocco per ragioni
politiche, cioè la comparsa di gruppi parlamentari nel
Bundestag e nei Land incapaci di coalizione: Piraten strutturalmente
e Linke transitoriamente. La chiave è sempre la politica non i
sistemi elettorali: con il proporzionale puro della nostra Prima
repubblica se DC e PCI avessero potuto governare insieme avremmo
avuto governi stabilissimi, forse addirittura troppo, che avrebbero
ucciso la fantasia e l'innovazione politica. Avremmo avuto le leggi
sul divorzio e sull'interruzione di gravidanza?
Roma 4
maggio 2012
PER UN’ALTERNATIVA SOCIALISTA EUROPEA
I cittadini europei possono ora vedere da soli le conseguenze di una destra al potere in quasi tutti gli stati membri e, conseguentemente, capace di dettare legge a Bruxelles. La gestione della destra della gravissima crisi debitoria durante gli ultimi due anni è stata una triste saga di cattiva amministrazione politica e di analfabetismo economico. I cittadini europei pagheranno ora con livelli di disoccupazione da anni ’30 il prezzo degli illusori rimedi economici stile anni ’20 che i conservatori hanno imposto.
Il modello che stanno presentando è per una Unione Europea di Austerità che abbasserà il tenore di vita di quasi tutti, acuirà le diseguaglianze, distruggerà le fondamenta dello stato sociale – che è il contributo specifico dell’Europa allo sviluppo dell’umanità – e lentamente cederà l’arbitrio politico ad autorità non elette, in un vano tentativo di tranquillizzare il mercato. Noi sottoscritti, da lungo tempo membri dei partiti socialisti, social democratici e laburisti, crediamo che i cittadini d’Europa meritino di più delle prospettive inquietanti promesse dai conservatori al potere e dei risultati catastrofici che hanno ottenuto. Ma il rinnovamento della sinistra democratica in Europa può essere ottenuto soltanto tramite un ampio e vigoroso dibattito che coinvolga non soltanto gli eletti dei nostri partiti ma tutti i nostri membri e un più vasto pubblico. A questo scopo proponiamo in questo documento alcune idee progressiste per una riforma socialista che potrebbe costituire la base per un nuovo appello ai cittadini europei. La storia ha accelerato negli ultimi anni. I socialisti europei sono rimasti indietro. Spesso incapaci di dare voce alla rabbia pubblica contro “l’alta” finanza, reticenti a cooperare con gli altri socialisti al potere in altri stati membri dell’EU, passivi nei forum internazionali sul commercio o sui cambiamenti climatici, i partiti socialdemocratico e laburista in molti paesi hanno visto la loro popolarità sprofondare ai minimi storici. A peggiorare ancora le cose, il malcontento generato dalle attuali politiche dell’UE e dei suoi governi è stato sfruttato politicamente, non dalle sinistre ma dai populisti xenofobi, dai nazionalisti e dall’estrema destra. Per un’Alternativa Socialista Europea Questa crisi dovrebbe riscattare la sinistra e punire energicamente il fallimento della destra di gestirla e di dare all’Europa una strada da seguire. Tutto ciò sarà credibile solamente se la sinistra sarà in grado di fornire una serie coerente di proposte alternative per rispondere alla crisi. Per essere credibile la sinistra ha bisogno di un’esposizione chiara della crisi attuale, di un insieme di principi condivisi per azione futura, e di un programma che vada al cuore della crisi. L’analisi è limpida. Le economie europee come tutte le altre sono state demolite dall’irresponsabilità quasi criminale del settore finanziario globale.
Ma l’Europa si confrontava già con un declino a lungo termine. Ciò in parte è dovuto a un riequilibrio già da tempo dovuto delle quote di ricchezza globale fra l’Occidente e le economie emergenti dell’Oriente e del Sud. Ma, nel corso di questo processo, abbiamo permesso alla globalizzazione di aumentare gli squilibri nelle quote di ricchezza all’interno di tutti i paesi. Senza mai mettere in questione le regole del gioco, abbiamo permesso che penalizzasse tutti i paesi con sistemi di welfare avanzati, abbassando il tenore di vita, aumentando le diseguaglianze, incrementando la parte di reddito nazionale destinata ai profitti delle imprese a spese dei salari in economie di mercato socialmente avanzate. La povertà sta di nuovo aumentando. Questo fenomeno che già era in corso in Europa sta ora accelerando. La voce dell’Europa nei forum internazionali come il G20, le conferenze sul commercio e sui cambiamenti climatici è spesso troppo debole al punto di essere inaudibile a causa di divisioni interne ed alla mancanza di una strategia alternativa chiara. I principi dell’azione socialista in Europa dovrebbero ugualmente essere chiari. Un’azione collettiva in Europa è semplicemente indispensabile. Chiunque creda che possiamo proteggere il tenore di vita e mantenere servizi di welfare tornando indietro al modello degli stati nazione del diciottesimo secolo, rimpatriando le competenze da Bruxelles alle capitali nazionali, minando le istituzioni comunitarie sta, volente o nolente, promuovendo la sottomissione delle nostre nazioni alle superpotenze, passate e future, ed alla dittatura del mercato. La risposta europea alla crisi è stata vacillante ed insufficiente, ma le soluzioni nazionali, anche se vigorosamente perseguite, sarebbero irrilevanti nel mondo globalizzato in cui ora viviamo. Una risposta socialista alla crisi deve pertanto essere europea. Non si tratta semplicemente di un mantra “più Europa” ma precisamente di dare all’Europa i mezzi per proteggere gli interessi ed il benessere dei cittadini europei. Deve essere ferma 3 Per un’Alternativa Socialista Europea per assicurare che la voce indipendente dell’Europa sia unita, forte e chiara nei G20, nel ciclo di Doha, nelle negoziazioni sui cambiamenti climatici ed alle Nazioni Unite. L’Unione Europea ha ora la sua propria voce nel sistema delle Nazioni Unite: essa deve mostrare il coraggio e la volontà di utilizzarla per perseguire i nostri interessi obiettivi ed i nostri valori, facendo causa comune con tutti i governi e le organizzazioni regionali di tutto il mondo che li condividono. Il suo approccio economico dovrebbe essere coerente e basato su tre elementi; responsabilità condivisa, crescita ed eguaglianza. Non c’è niente di socialista nello spreco della spesa pubblica e nell’accumulo del debito. Poiché noi crediamo nella spesa pubblica, abbiamo il dovere di assicurarci che il suo utilizzo sia efficace. Progetti stravaganti, lo stile di vita eccessivo di certe istituzioni pubbliche, la ridondanza riguardante la molteplicità dei programmi nazionali ed europei che hanno vita propria senza alcun controllo sull’efficacia, dovrebbero essere ridotti o eliminati. Ma una gestione rigorosa del budget si può ottenere equilibrando la spesa pubblica con un sistema fiscale equo, basato sul principio della “capacità contributiva”, con il settore privato che paga la sua parte dell’onere ed una lotta totale all’evasione fiscale così diffusa in tutta l’Unione; abbandonando le riduzioni d’imposta per i più ricchi, eliminando la manna dei bonus nel settore finanziario mediante specifiche tasse punitive ed attaccando vigorosamente i paradisi fiscali.
GRAZIE CASTAGNETTI:PD E PSE ALLA PROVA DEI FATTI
di Felice Besostri, portavoce del Gruppo di Volpedo, Network per il Socialismo Europeo
L’Unità del 15 febbraio ha ospitato un intervento di Castagnetti sul temuto avvicinamento tra PD e PSE. Già il titolo era un sommario, anzi un abstract, dell’intero articolo: ”Il PSE? Non si va avanti con la testa volta all’indietro”. Una verità lapalissiana se solo fosse vero che andare verso il PSE, significhi voltarsi all’indietro. In tutto lo scritto non c’è una esemplificazione sulle posizioni del PSE dal Congresso di Praga del 2009 alla Conferenza Progressista e Socialista di 2 anni dopo a Bruxelles. Proprio in quest’ultima conferenza si è accentuata la critica a “Quella finanza che ha svelato l’impotenza di un’Europa perennemente in costruzione. La stessa finanza che pretende di dirigere il mondo senza la politica, non solo senza la signoria delle regole, ma senza il controllo, anzi il semplice contatto con la realtà dei popoli fatti di uomini in carne e ossa”. Se queste sono le preoccupazioni di Castagnetti avrebbe dovuto essere colpito dallo slogan del Manifesto di Madrid, con il quale il PSE ha condotto le Europee 2009: “People first”, la gente prima di tutto. Se è illuminante l’analisi di Reichlin per Castagnetti dovrebbe essere capace di datarla come un modo vecchio di deformare la realtà da parte dell’ideologo di turno che, come vedremo nella polemica con Macaluso, non è stato capace di liberarsi dalla vulgata hegeliana della coincidenza/convergenza del reale e del razionale, non nelle dimensioni epocali della storia, addirittura nella contingenza della politica, il cui nuovo corso inizia con la fondazione del PD, peraltro incubato dalla svolta di Salerno, dalla via italiana e democratica al socialismo, dall’arco costituzionale e dal compromesso storico e che ha il suo sviluppo, forse il coronamento nel governo dei tecnici e nella sua istituzionalizzazione, anche dopo le elezioni del 2013. Peccato che questa sia anche la visione di Veltroni, mentre Reichlin dovrebbe essere per coerenza l’ideologo di Bersani, dal momento che se è lui il Segretario, ci sarà una ragione oggettiva che lo giustifica. Non per nulla Pierluigi Castagnetti è “grato a Pier Luigi Bersani perché la chiarezza sul tema contenuta nel suo intervento su Repubblica ha chiuso la polemica tanto assurda quanto deviante, sollevata da chi sul Foglio aveva proposto di fare del PD un «cazzuto partito di sinistra»” senza nominare il reprobo, perché la Chiesa insegna, che si dice il peccato, ma non il peccatore. In effetti il responsabile di tutto è Scalfari che aveva perentoriamente escluso, la domenica precedente, che il PD potesse diventare un partito socialdemocratico. Per Castagnetti, ma non è il solo, socialdemocrazia rimanda alle scissioni degli anni Venti e alla contrapposizione con il comunismo sovietico, al welfare state, al più al Programma di Bad Godesberg, cioè ad un mondo che non esiste più. Per non far figura di reazionario Castagnetti critica da un punto di vista europeista la Conferenza intergovernativa di Bruxelles ( Castagnetti la colloca invece a Nizza, dove si svolse il Consiglio Europeo di dicembre) del 14 febbraio 2000, quando al governo dell’UE c’erano 13 primi ministri socialisti su 15: e il 14° era un futuro democratico DOC di nome Massimo e cognome D’Alema. Il Trattato di Nizza non è stato all’altezza delle aspettative federaliste, ma non ha fatto fare passi indietro all’integrazione europea dal momento che sono aumentate le materie con voto a maggioranza qualificata invece che all’unanimità e è stata incrementata la codecisione del Parlamento Europeo. Il processo di integrazione non è stato bloccato dai primi ministri socialisti, molti dei quali di governi di coalizione, ma dall’allargamento dell’Unione da 15 a 25 poi a 27 per arrivare prossimamente a 28 con la Croazia: in questa nuova Europa i primi ministri socialisti non arrivano alle dita di una mano e la situazione migliorerà di poco con la vittoria socialdemocratica in Slovacchia e con la Croazia. Invece di dare una polemica a distanza di 12 anni Castagnetti avrebbe dovuto dire che la cooperazione intergovernativa in luogo di decisioni comunitarie è responsabilità della MERKEL E SARKOZY, cioè di due esponenti del PPE. Inoltre le scelte dei grandi partiti del PSE, in quella fase erano dominate da Terze Vie e nuovi Centri, cioè di modelli dell’Ulivo, che del PD è stato l’incubatore, una fase rigettata dal PSE e dai partiti che la interpretavano il Labour e la SPD. Tuttavia Castagnetti ha un merito, quello di aver detto con chiarezza che “ I cattolici del PD non hanno una congenita incompatibilità con la socialdemocrazia” e “ che “Non sono loro, i cattolici, a porre un problema di identità religiosa, che in politica sarebbe fuori luogo”: in effetti sarebbero degli strani cristiani, che in Scandinavia e in Gran Bretagna sono stati parti essenziali nella fondazione dei partiti laburisti e socialdemocratici. Quando è la fede, cioè un modo di stare nel mondo, e non il Vaticano, a dettare la loro condotta politica i cattolici possono addirittura scavalcare a sinistra i socialdemocratici, come è stato per il movimento dei Cristiani per i Socialismo in Nicaragua o formazioni come il Mapu nel Cile di Allende, per non parlare di cattolicissimi terroristi dell’IRA o dell’ETA. La replica di Fassina(l’Unità del 17/2/12) non è stata pertinente con il richiamo al pensiero cattolico, che può aiutare il PD a vincere il liberismo, Castagnetti ha posto un problema da laico e su quel terreno andava risposto, con riferimenti puntuali alla elaborazione del PSE e di suoi partiti o se voleva stare sul general, come castagnetti, sull’Europa il discorso del vecchio Helmut Schmidt al Congresso della SPD di netta contrapposizione alla Merkel. Più pertinente Andrea Orlando su Le Ragioni del Riformista del 26 febbraio, sia pure con la preoccupazione di non prendere le distanze dal governo Monti. Monti nei suoi sviluppi sarà sempre più distante da un’ipotesi di sinistra per quanto moderata in senso socialdemocratico, cioè anche se dovesse stipulare un nuovo compromesso con il capitalismo[ in tal caso sarebbe un esponente della controparte], invece di porre un’alternativa di modello di società e di scala di valori come suo fondamento. Sono per questa ipotesi, ma da elaborare con progetti credibili, realistici e convincenti per la gente normale. I destinatari dei nostri discorsi, ci guarderebbero con sospetto ed aumenterebbe la loro diffidenza se noi dovessimo seguire Castagnetti nel suo ragionamento finale Allo stesso modo suo ritenere che dalla costituzione di un grande partito di sinistra aderente al PSE sorgerebbero, come d’incanto, domani che cantano illuminati dal sole dell’avvenire. Ci sarebbe comunque a nostro favore una positiva differenza, cioè voler stare in compagnia di altri in Europa e nel mondo. Mentre Pierluigi Castagnetti non vuol “compromettere l’ambizione più alta che fu di tutti quelli che hanno inventato il Partito democratico, non per esigenze di accasamento ma per dare una prospettiva alla civiltà, alla democrazia e alla politica in questo complicatissimo tornante della storia” Scusami Castagnetti, qui deliriamo nella visione PiDicentrica: non il destino del Governo Monti o dell’Italia dipende dal successo del PD, ma la civiltà e la democrazia. Sarebbe più semplice e meno traumatico un bel suicidio di massa.
BRATISLAVA 2 marzo 2012
BASTA PRENDERCI IN GIRO
A ogni piè sospinto ci spiegano che il problema dell’Italia sono i Partiti, che hanno dato vita ad una partitocrazia, che ha occupato le istituzioni, l’economia pubblica e vampirizzato quella privata grazie alle concussioni e corruzioni.
Il difetto che sta alla base della degenerazione starebbe proprio nell’art 49 della Costituzione, che peraltro si limita a dire, con formulazione analoga a quella della Grundgesetz tedesca e della Costituzione spagnola del 1978, che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. E’vero che non si specifica che questi partiti, a differenza dei sindacati, siano dotati di ” statuti..(che)....sanciscano un ordinamento interno a base democratica”( art. 39, c.3 Cost.), ma ci si arriva facilmente per via interpretativa, perché avrebbe costituito violazione dell’art. 3 Cost.( principio di uguaglianza) un trattamento differenziato tra sindacati partiti, che sono entrambi formazioni sociali ai sensi dell’art. 2 Cost., cioè luoghi “ove si svolge la sua personalità” ed è richiesto “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. La degenerazione non è stata provocata dai partiti in sé, perché, se bastasse la norma costituzionale, la stessa degenerazione si sarebbe verificata in Germania e Spagna. La degenerazione è, invece, il frutto della mancata attuazione del precetto costituzionale, cioè dell’assenza di una legge organica sui partiti politici, come in tutti i paesi europei. Qualcuno ha fatto riferimento alla costituzionalizzazione del PCUS nella Costituzione dell’U.R.S.S.(art. 6) e nel ruolo dirigente del partito Comunista nelle democrazie popolari dell’Europa orientale: quelle norme davano la preminenza a un partito solo, indipendentemente da un consenso elettorale, l’esatto contrario dell’affermazione del pluralismo politico e del metodo democratico della nostra Costituzione. de la democrazia “è il governo dei poteri visibili”, nulla è meno trasparente della vita interna dei partiti, che esercitano funzioni pubbliche in forma privata. Non si ricorda una campagna di stampa per far funzionare i partiti secondo Costituzione, perché fa comodo che siano come sono o al servizio di interessi economici privato o delle oligarchie che li dominano, che sono ricattabili quando non son funzionali agli interessi costituiti. E’ più facile condizionare una piccola oligarchia, che un partito con centinaia di migliaia di militanti che vogliono discutere e decidere. Se ci sono dei paria nel nostro paese, questi sono gli iscritti a un partito quando non fanno parte della nomenklatura interna o della “casta” presente nelle istituzioni. Quanti sanno che i padroni dei simboli di partito non sono gli organi statutari ma il segretario o presidente della formazione, che può delegare un suo amico, anche non iscritto, a depositare le liste dei candidati alle elezioni dal comune alla regione, dalla Provincia al Parlamento, anche contro le decisioni degli organi locali o statutari nazionali? Quanti sanno che i soldi dei rimborsi elettorali vanno a un centro arbitro di distribuirli a piacimento, senza tener conto dei livelli, che i voti hanno raccolto? Non contenti di aver espropriato gli iscritti, le oligarchie, con la complicità dei mezzi di informazione e con il pretesto di assicurare la governabilità hanno fatto leggi maggioritarie e bipolari, espropriando anche gli elettori con premi di maggioranza e liste bloccate e introdotto una specie di elezione diretta del Primo Ministro, non prevista dalla Costituzione. Come per risolvere la crisi economica e finanziaria di usano le ricette degli untoti, così la crisi politica e istituzionale dovrebbe essere risolta da sistemi bipolari e maggioritari, cioè quelli che hanno fallito alla prova pratica. In Italia ci sono più partiti, che al tempo del proporzionale, e nel 2006 e nel 2008 abbiamo eletto Parlamenti instabili
Milano 7 febbraio 2012
Il difetto che sta alla base della degenerazione starebbe proprio nell’art 49 della Costituzione, che peraltro si limita a dire, con formulazione analoga a quella della Grundgesetz tedesca e della Costituzione spagnola del 1978, che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. E’vero che non si specifica che questi partiti, a differenza dei sindacati, siano dotati di ” statuti..(che)....sanciscano un ordinamento interno a base democratica”( art. 39, c.3 Cost.), ma ci si arriva facilmente per via interpretativa, perché avrebbe costituito violazione dell’art. 3 Cost.( principio di uguaglianza) un trattamento differenziato tra sindacati partiti, che sono entrambi formazioni sociali ai sensi dell’art. 2 Cost., cioè luoghi “ove si svolge la sua personalità” ed è richiesto “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. La degenerazione non è stata provocata dai partiti in sé, perché, se bastasse la norma costituzionale, la stessa degenerazione si sarebbe verificata in Germania e Spagna. La degenerazione è, invece, il frutto della mancata attuazione del precetto costituzionale, cioè dell’assenza di una legge organica sui partiti politici, come in tutti i paesi europei. Qualcuno ha fatto riferimento alla costituzionalizzazione del PCUS nella Costituzione dell’U.R.S.S.(art. 6) e nel ruolo dirigente del partito Comunista nelle democrazie popolari dell’Europa orientale: quelle norme davano la preminenza a un partito solo, indipendentemente da un consenso elettorale, l’esatto contrario dell’affermazione del pluralismo politico e del metodo democratico della nostra Costituzione. de la democrazia “è il governo dei poteri visibili”, nulla è meno trasparente della vita interna dei partiti, che esercitano funzioni pubbliche in forma privata. Non si ricorda una campagna di stampa per far funzionare i partiti secondo Costituzione, perché fa comodo che siano come sono o al servizio di interessi economici privato o delle oligarchie che li dominano, che sono ricattabili quando non son funzionali agli interessi costituiti. E’ più facile condizionare una piccola oligarchia, che un partito con centinaia di migliaia di militanti che vogliono discutere e decidere. Se ci sono dei paria nel nostro paese, questi sono gli iscritti a un partito quando non fanno parte della nomenklatura interna o della “casta” presente nelle istituzioni. Quanti sanno che i padroni dei simboli di partito non sono gli organi statutari ma il segretario o presidente della formazione, che può delegare un suo amico, anche non iscritto, a depositare le liste dei candidati alle elezioni dal comune alla regione, dalla Provincia al Parlamento, anche contro le decisioni degli organi locali o statutari nazionali? Quanti sanno che i soldi dei rimborsi elettorali vanno a un centro arbitro di distribuirli a piacimento, senza tener conto dei livelli, che i voti hanno raccolto? Non contenti di aver espropriato gli iscritti, le oligarchie, con la complicità dei mezzi di informazione e con il pretesto di assicurare la governabilità hanno fatto leggi maggioritarie e bipolari, espropriando anche gli elettori con premi di maggioranza e liste bloccate e introdotto una specie di elezione diretta del Primo Ministro, non prevista dalla Costituzione. Come per risolvere la crisi economica e finanziaria di usano le ricette degli untoti, così la crisi politica e istituzionale dovrebbe essere risolta da sistemi bipolari e maggioritari, cioè quelli che hanno fallito alla prova pratica. In Italia ci sono più partiti, che al tempo del proporzionale, e nel 2006 e nel 2008 abbiamo eletto Parlamenti instabili
Milano 7 febbraio 2012
di Felice Besostri
Vito a. Ayroldi
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