Il Blog di Felice Besostri

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Milanese e Tremonti vs Montesquieu


La Procura della Repubblica di Napoli ha chiesto alla Camera l’autorizzazione all’arresto del deputato PdL, Marco Milanese definito indifferentemente come “braccio destro” o “consigliere politico” del Ministro Tremonti, senza chiarezza se questo rapporto fosse di fatto o formalizzato: in altre parole retribuito. L’accertamento delle sue malefatte attira l’attenzione, ma non ho visto reazioni di scandalo al fatto in sé, cioè che un parlamentare fosse imbricato con il potere esecutivo. Uno scandalo anche se Marco Milanese fosse un esempio di virtù civiche: preclaro esempio del paradosso democratico secondo Saint Just, per cui la democrazia richiede dai molti le virtù, che sono di pochi.
La dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1791 è tranchant: “Art. 16 – Ogni società, nella quale la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione.” Ogni paese, ogni nazione ha un suo modo per arrivare alla democrazia, ma deve rispettare alcune regole di base, come per esempio la separazione dei poteri - legislativo, esecutivo e giudiziario - e salvaguardare, riconoscendole, quelle formazioni politiche che si offrono al giudizio degli elettori al momento delle elezioni. Se poi il Milanese non risultasse in alcun organigramma del Ministero dell’Economia, visibile da tutti in rete, sarebbe ancor peggio. La democrazia è “Potere in pubblico” (Bobbio) o “Governo dei poteri visibili” (Ruffini), se trasparenza non c’è la democrazia è in pericolo. Il parlamento deve controllare l’esecutivo e il singolo parlamentare non può essere né “il braccio destro”, né “il mignolo sinistro” di un ministro!
Oddio quando tutti i parlamentari sono nominati, invece che eletti, non ci si dovrebbe scandalizzare troppo. Speriamo nella Corte d’Appello di Milano o nei referendum per cancellare premio di maggioranza e liste bloccate. Tuttavia, a ciascuno il suo, la divisione dei poteri imporrebbe che un magistrato non possa candidarsi mentre è in servizio, almeno nella sua circoscrizione di Corte d’Appello, né che giudici ordinari, amministrativi o contabili finiscano nei gabinetti o negli uffici legislativi dei ministeri o che monopolizzino i più importanti uffici del Ministero della Giustizia. E’ bene che scoppino gli scandali, ma se siamo capaci di imparare la lezione e di porre gli opportuni rimedi.
8 luglio 2011
on. Felice Besostri, portavoce del Gruppo di Volpedo