Il Blog di Felice Besostri

Il Blog di Felice Besostri

I socialisti e la sinistra oggi


Sono stato con Craxi quando non era nessuno nei primi anni 60 e gli ambienti socialisti non erano squallidi. Nelle sezioni si discuteva e per discutere era, allora, necessario studiare e leggere. Son passato in minoranza con Craxi segretario, addebito a lui la scomparsa dello PSI, ma anche di essere stato portatore di un disegno politico di rottura di un sistema politico sclerotizzato. Sui rapporti con il sistema di corruzione resta che al suo discorso in Parlamento nessuno ha risposto. 
Berlusconi è l'erede di Tangentopoli, più che di Craxi. 
Le sue televisioni gettavano benzina e non acqua sul fuoco di Mani Pulite. Craxi è un problema storico e non politico, resuscitarlo per farne la fiaccola verso il futuro o l'emblema del male è fare un'operazione senza senso politico. 
La mia impressione è che la maggioranza dei socialisti stia ancora rielaborando il lutto, ciascuno facendo l'analisi del grado di socialismo nel sangue degli altri socialisti. 
Chi non è rimasto nel SI, poi Sdi è un compagno che si è venduto a D'Alema, mentre è rimasto fedele al socialismo chi si è alleato con Segni, con Dini e con i Verdi e giustifica chi si definisce socialista al servizio di Berlusconi e/o del Vaticano.
I socialisti dovranno decidere se vogliono svolgere un ruolo e in quale campo. Se hanno un progetto per l'Italia come parte di un progetto europeo ovvero sopravvivere in qualche ente locale, in una regione o con tre/quattro testimonial nei due rami del parlamento nazionale. Credo che abbiamo una missione nella sinistra italiana perché il mancato suo ricongiungimento nel grande filone del socialismo europeo è una delle cause della sua debolezza senza paragoni in Europa. 
Non mi scandalizza chi pensa che la sopravvivenza si giochi al Centro e chi rabbrividisce a sentire che i socialisti sono a sinistra del PD, però non m’interessano. 
Credo nella validità delle idee socialiste e m’interessa farle condividere da chi non lo è ancora e da chi non lo sia mai stato: trovo questa un'attività più interessante, più che mettere alla gogna i socialisti diversi da noi.

PERCHE’ ESSERE SOCIALISTI OGGI

Questa riunione è stata presieduta e moderata dal compagno Pino Nazio, un giornalista RAI.
Un socialista in RAI è una novità: almeno uno è sopravvissuto dalle infornate socialiste degli anni d’oro, così credevo, invece è approdato di recente nelle file socialiste. È forse simbolico che la sua trasmissione si chiami “Chi l’ha visto?”? Gli suggerisco di dedicare una prossima trasmissione al socialismo italiano e al PSI.
Il destino e perciò il futuro del socialismo democratico poteva essere segnato dal crollo di due Muri, il Berliner Mauer del 1989 e Wall Street del 2008, invece siamo riusciti a schiantarci contro le loro macerie.
Collocarci a sinistra del PD, a me pareva una posizione giusta, ma nemmeno troppo difficile, tanto è lo spazio libero a sinistra del PD: talmente vasto che non c’era nemmeno il rischio di essere spinti a ridosso della sinistra antagonista.  Un rischio che si corre se si condivide la linea di Fioroni esposta su Il Riformista di oggi:  il PD è troppo di sinistra.
Non c’è bisogno di essere raffinati politici ma basta conoscere le coordinate spaziali di una geometria bidimensionale: se non si è a sinistra del PD o si è a destra del PD o si è nel PD. potremmo essere anche davanti al PD o dietro al PD, mosche cocchiere o retroguardia del PD
Le Primarie non sono una stronzata in sé: innanzi a tutto devono essere vere e quindi essere collocate in un sistema bipartitico. Attraverso le primarie si designa il leader del partito, che competerà per la carica elettiva monocratica di un sistema presidenziale o semipresidenziale. Soltanto che in quei sistemi il designato, una volta eletto cessa di essere il leader di un partito, ma incarna la Nazione.
Il nostro, che è un sistema bipolare in crisi, perché nessuno dei due partiti maggiori, Pd e PdL, a differenza di Democrats and Republicans, può vincere da solo e quindi le primarie sono giacoforza di coalizione, poiché designano il capo politico della coalizione.
Il  limite della  strategia di Vendola è che è tutta tattica. In questo è il migliore sulla piazza, lo si è visto nei talk show. I suoi giudizi sull’esito del voto di fiducia sono stati i migliori: una sconfitta di quella strategia e non una vittoria di Pirro. Non credo, tuttavia, che  basti essere il migliore mediaticamente parlando. Se ci sono elezioni anticipate e primarie del centro-sinistra e tutte e due le cose  insieme la strategia di Vendola va bene, altrimenti, come dire, sotto il vestito niente: uno dei tanti esempi di una sinistra in mutande.
Si andrà a votare con questa legge, che concepita per creare un bipolarismo tendente al bipartitismo, imperfetto anche questo perché con il premio di maggioranza senza vincolo di quorum non produce alternanze – è fallita – ma il perverso meccanismo del voto utile continua a funzionare.
Se c’è l’ammucchiata antiberlusconiana – non parliamo di CLN per rispetto ai nostri padri fondatori – ci sarà un risucchio di voto utile o, se proprio fa schifo,  incrementerà l’astensione.
Vendola è favorevole alla TAV Napoli – Bari – parte  del Corridoio paneuropeo VIII, ma poi a Torino per ingraziarsi i valsusini si dichiara contrario alla  TAV Lione – Torino, parte essenziale dell’altrettanto importante4 Corridoio paneuropeo V.
Vendola, se fallisce la strategia delle primarie col PD ha davanti una scelta diabolica – o si attruppa o va solo. Per mantenere una fisionomia di sinistra dovrebbe andare solo, ma solo solo  non può a meno di rinunciare, con la soglia dell’8%, ad eleggere senatori in più della metà delle Regioni italiane. Quindi si deve alleare con l’IdV di Di Pietro – anche per non regalare anche il Senato a Berlusconi, come nel 2001 con le scelte elettorali di allora: senza che abbiano pagato o almeno chiesto scusa.
Come vedete non faccio sconti a SEL, ma dobbiamo dire le cose come stanno e smetterla con le strumentalizzazioni, che son pretesti per un’innaturale collocazione centrista del PSI: fischi  al Congresso SEL a Firenze- sono un testimone oculare e auricolare- erano pochi, molto più gli applausi e i fischiatori sono stati redarguiti dalla presidenza.. L’argomento dei fischi agli ospiti, mi sorprende in quegli ammiratori di Craxi, che inaugurò il costume di far fischiare gli ospiti ai congressi.
Perché essere socialisti? È una questione importante ma non per noi, ma per trovare argomenti per convincere gli altri. Se vogliamo convincere, dobbiamo essere convinti e cioè non avere paura di confrontarci di portare il nostro messaggio dovunque: tra i giovani che si oppongono alla Riforma Gelmini non basta condannare le violenze se non sappiamo indicare uno sbocco politico NON VIOLENTO.
Va bene prendere le distanze dalla FIOM, presa di distanza che non condivido, perché non è giusto liquidare la conquista del Contratto Nazionale e la tutela dei diritti sui luoghi di lavoro, ma se non siamo a favore dell’UNITA’ SINDACALE , e perciò non condanniamo le rotture e gli accordi separati a a qualsiasi costo, non facciamo il nostro dovere, come non lo facciamo se ci si appiattisce su Marchionne, come ho sentito in discorsi di compagni al Consiglio Nazionale di Ferrara o al Congresso regionale lombardo.
Certo c’è un problema di costi della politica, ma guarda caso, quando si vogliono tagliare i costi, si pensa agli organismi elettivi, l’abolizione delle province se non parte di un riordino territorial-amministrativo complessivo, partorirà il topolino dei risparmi dei costi dei consigli provinciali.
Il centro-sinistra ha tolto ogni rapporto nelle regioni tra consiglieri e popolazione in nome dell’autonomia. Si è ridotto, invece, il numero  dei consiglieri comunali e nelle grandi città dei consiglieri di circoscrizione.
Non si può volere la riduzione dei Comuni, riducendo i consiglieri perché è chiara la resistenza dei residenti nei Comuni più piccoli di scomparire nel Consiglio Comunale unificato.
Il Partito per i nostri progenitori della fine XIX° inizio XX °secolo doveva essere la prefigurazione della società futura: quando ci sono congressi o candidature abbiamo un’immagine terrificante della società futura. Non è una nostra caratteristica, ma di tutti i partiti, ma non è il caso di dire “mal comune mezzo gaudio”, perché, quando  il male è comune, la disperazione è di tutti
Milano, 19.12.2010

Auguri Italia

 Abbiamo bisogno di segnali positivi, ma per quanto ci sforziamo, dal nostro paese non arrivano segni di ripresa. non ce ne sono dalla politica che è sempre più scollata dal paese; non ce ne sono dalla Chiesa con la gerarchia cattolica che non si fa condizionare da giudizi morali sulla sospetta compravendita di parlamentari. Nulla anche dalle opposizioni e l'organizzazione economica internazionale che raggruppa i paesi più industrializzati ci ha comunicato che siamo il terzo paese europeo per pressione fiscale dopo Danimarca e Svezia ed il penultimo per occupazione giovanile appena prima dell'Ungheria



Il governo Berlusconi-Bossi-Razzi ha la fiducia del Parlamento, con 314 voti su 630: non è la maggioranza assoluta, ma poco ci manca. Il barometro della maggioranza volge al bello, perché ben tre deputate senza fiducia nel Governo più prima che poi dovranno partorire portando gli oppositori a 308 e alcuni astenuti come Moffa sono in pole position per rientrare nei ranghi, per non parlare delle 12 posizioni tra ministri, vice-ministri e sottosegretari a disposizione e dei posti di sottogoverno, non ancora tutti censiti. I posti di Governo sono un'arma a doppio taglio, però, perché se i nominati saranno scelti tra i deputati, questi non potranno partecipare assiduamente alle votazioni. Tuttavia, parliamoci chiaro!, i deputati oppositori, alla loro età non potranno essere mobilitati permanentemente per più di una giornata, parafrasando la Bretecher.
Inoltre il Governo ha già avuto preventive assicurazioni da Fli, che voterà la contro-riforma Gelmini: uno dei tanti segni di distonia tra le stanze della istituzioni, opposizione compresa, e l'opinione pubblica.
Un altro zuccherino il commento positivo d'oltre Tevere, che ha apprezzato la procedura democratica: la gerarchia cattolica non si fa condizionare da giudizi morali sulla sospetta compravendita di parlamentari. Finché saranno conservati privilegi fiscali sulle attività economiche sotto paravento religioso, si daranno finanziamenti non previsti dalla Costituzione alle scuole private cattoliche e si assicura fermezza su fecondazione assistita e sacralità del matrimonio tra uomo e donna, i problemi morali e di coscienza possono passare in secondo piano.
Le future mosse dell'opposizione non sono ancora chiare, perché nasce un terzo Polo, ma su posizioni politicamente differenziate dal PD e quest'ultimo non ha definito prima a se stesso, che ai suoi elettori potenziali, quali siano la sua mission e la sua leadership effettiva (inglishe pliis).
Di segnali positivi abbiamo bisogno, perché i regali, falcidiati dalla crisi, di Babbo Natale non ci potranno consolare dalle preoccupazioni delle notizie OCSE. L'organizzazione economica internazionale che raggruppa i paesi più industrializzati ci ha comunicato che siamo il terzo paese europeo per pressione fiscale dopo Danimarca e Svezia (che dio stramaledica gli scandinavi!) ed il penultimo per occupazione giovanile appena prima dell'Ungheria. In Danimarca e Svezia si pagano più tasse che da noi, ma almeno i giovani senza lavoro hanno un minimo vitale, gli studenti borse di studio decenti ed un futuro previdenziale ed in generale tutti servizi pubblici di ottimo livello, mentre i nostri sono progressivamente ridotti grazie ai tagli indiscriminati del Governo.
Se si vota, si voterà con la legge elettorale in vigore, malgrado i sospetti di costituzionalità del premio di maggioranza senza un quorum minimo di voti o seggi avanzati dalla Corte costituzionale dall'inizio del 2008, senza che si trovasse un giudice (dove sono le toghe rosse? Al massimo ci sono giudici con calzini rossi in scarpe nere) che le rimettesse la questione.
La legge elettorale è uno dei punti dolenti e deludenti dell'attuale opposizione: in tutti questi mesi non è riuscita ad elaborare un progetto di riforma condiviso. Ha notificato all'opinione pubblica la sua incapacità progettuale minando dalle fondamenta il progetto di un governo di transizione, che doveva gestire una sfiducia data per certa.
Nei talk show dopo la vittoria di Berlusconi (Pirro non era in gioco) abbiamo assistito a balbettii o isterie dell'opposizione, ma non risposte chiare e convincenti su chi sarebbe stato il primo ministro in caso di vittoria e con quale programma minimo. Stupefacente sentire un Bocchino dire che era in dissenso dal Governo perché non coerentemente liberista e di destra, Bondi rivendicare la linea laburista della politica governativa e la Bindi prendersela con Craxi e i socialisti, come i responsabili morali e politici della situazione attuale. Non consola l'esistenza di un movimento ampio di opposizione sociale, perché in assenza di uno sbocco politico può, come è successo il 14/12 a Roma, degenerare in una violenta jaquerie urbana, terreno di cultura di gruppi violenti e di reazioni securitarie dell'opinione pubblica moderata, spingendola a destra, quando l'impoverimento e la mancanza di sicurezza economica dei ceti medi avrebbe dovuto portarli verso sinistra, se ci fosse una forza politica in grado di rappresentarli.
I sondaggi di opinione danno il PdL in ripresa, sia pure erodendo la base di consenso della Lega e della Destra storaciana e l'opposizione stazionaria (PD) o in calo (IdV). La sinistra fuori dal Parlamento non sta meglio il PSI non è nemmeno rilevato, la Federazione della Sinistra è sotto il 2% e SEL è sopra la soglia di accesso del 4%, ma l'effetto di trascinamento è tutto sulle spalle di Vendola, che dovrà pure governare la Puglia e dirigere il partito per poter essere sempre presente negli studi e salotti televisivi.
In questa situazione le elezioni anticipate, a meno che il popolo non voti guardando al peggioramento delle proprie condizioni e al degrado delle istituzioni, saranno una nuova vittoria di Berlusconi, perché meno colpito dalle crescenti astensioni o dal voto di sterile protesta di grillini e compagnia cantando. Una rondine non fa primavera e perciò non basta la vittoria di Pisapia alle primarie milanesi, ma non ancora alle amministrative, ma per guardare l'unica rondine almeno si devono alzare gli occhi verso il cielo e gettare lo sguardo oltre l'orizzonte.

Una proposta per la Sinistra milanese

A Milano, culla del berlusconismo, si gioca una partita politica importante con un significato, che va ben oltre la vecchia cinta daziaria. Da quasi un ventennio e precisamente dal 1993 la destra governa questa città senza nemmeno dover affrontare un ballottaggio per l'elezione del Sindaco, ad eccezione del duello Formentini-Dalla Chiesa. Con quella elezione si è verificata una doppia cesura rispetto alle tradizioni politiche amministrative della metropoli milanese, una vittoria di coalizioni conservatrici e l'espulsione dei socialisti dal governo della città. Viste le vicende, che hanno seguito, ci sarebbe la tentazione di dire, che i due fatti siano strettamente legati, cioè che la destra vince perché i socialisti sono stati emarginati. 
Per la prima volta abbiamo un candidato, che alla tradizione amministrativa socialista si richiama , pur non avendone  fatto parte , e che non è stato scelto di fatto dal PDS-DS-PD, primarie o meno occorrendo. La congiuntura appare favorevole, senza facili illusioni e soprattutto senza un lavoro corpo a corpo degli elettori, per diverse concomitanti ragioni: un pessimo bilancio della Giunta Moratti, poiché la qualità della vita a Milano si è degradata, e lo sgretolamento progressivo del sistema di potere berlusconiano, che a Milano, oltre che a Mosca e Tripoli, ha uno dei suoi centri. Il volto del candidato, in una elezione diretta, ha la sua importanza, ma anche la determinazione delle forze che lo sostengono e la qualità della loro proposta politica.
Con la cittadinanza si sono misurati altri 2 candidati di elevato spessore professionale, che sarebbe bene si spendessero nella campagna elettorale con una loro lista o come testa di lista di un partito: un valore aggiunto cui non rinunciare. La parte inedita di questa campagna elettorale sarebbe, invece , un'espressione unitaria delle forze della sinistra, che trasversalmente hanno sostenuto Pisapia nelle primarie,SEL, Federazione della Sinistra e area socialista. In realtà lo spettro politico è ancor più vasto e comprende ambientalisti, liberal-democratici, laici repubblicani e progressisti di varia origine ed, ancora, last but not least, cittadini, che si sono incorporati per la prima volta o a distanza di molti anni all'attività politica: un fenomeno tipo Ulivo 1996 tanto per intendersi.
Se mi occupo della Sinistra in particolare è perché a tale area appartengo (variante socialista) e perché, se la sinistra italiana è la più debole d'Europa, la sinistra nel Nord e a Milano ne è il ventre molle. La Sinistra milanese deve rimarginare vecchie ferite e accedere al consiglio comunale con una forza e una dignità pari al consenso, che è stata capace di creare intorno a Pisapia nella fase delle primarie. La riduzione del numero dei consiglieri e la loro attribuzione alle liste apparentate al candidato sindaco con il metodo D'Hondt impongono una lista unitaria di Sinistra, che raccolga socialisti, comunisti, ambientalisti, laici e libertari, cioè tutte le sensibilità di una sinistra plurale.
Non sarà facile, ma è necessario. Concorrenza elettorale, strascichi di dissapori passati tra le formazioni e dentro le formazioni della sinistra e progetti elettorali di singoli ( per carità niente di scandaloso purché non condizionino le scelte politiche) sono tante forche caudine da passare con i minori danni possibili: difficile, ma necessario per la vittoria di Pisapia e con lui di un'idea di Milano, che rompa con la destra e si riallacci alle sue migliori tradizione di società aperta, civile, accogliente e tollerante. 
L'unità di intenti della coalizione ampia che lo sostiene è la condizione della sua vittoria, quindi la tentazione di metterci su un cappello più ristretto di un partito va in direzione sbagliata, semmai occorre aggiungere una novità politica come un'unità della Sinistra, non per caratterizzarlo, ma per caratterizzarsi come forza innovativa e di progetto, capace nell'interesse degli strati popolari, che intende rappresentare nel governo della città, di superare divisioni e rancori del passato.

Felice Besostri-Circolo LA RIFORMA-Gruppo di Volpedo
3 dicembre 2010