Il Blog di Felice Besostri
Laboratorio "Costituente delle Idee"
«Relazione introduttiva
Roma 24 ottobre 2013
Ringrazio Laboratorio Politico-Costituente delle Idee per aver accettato una mia proposta di riflessione sulle riforme istituzionali ed elettorali in vista delle elezioni europee del maggio del prossimo anno. Dalla sua costituzione faccio parte di Laboratorio Politico* pur non essendo come molti altri membro del PD: la decisione di costituirlo, motivò la mia decisione di lasciare i DS al Congresso di Firenze dell’aprile 2007 Resto tuttavia convinto che senza il PD, i suoi iscritti ed elettori, non ci sia alcuna possibilità né teorica, né fattuale di costituire un’alternativa democratica e progressista al centro e alla destra, tantomeno che una sinistra europea si possa costruire contro il PD, invece di recuperalo ad una prospettiva di fronte democratico, laico e progressista, che abbia la sua corrispondenza in un gruppo parlamentare europeo vincolato maggioritariamente al PSE.
La congiuntura politica istituzionale è condizionata dai problemi non risolti. Con le sentenze n. 15 e 16 del 2008 del 23/01/2012 (l’udienza pubblica nella quale ho discusso l’ammissibilità dei referendum Guzzetta, opponendomi si era tenuta il 13/12/2011), la nostra Corte Costituzionale, non pronta proceduralmente ad accogliere le obiezioni sul premio di maggioranza che i quesiti referendari avrebbero accentuato con il divieto di coalizioni, aveva lanciato un forte monito al Parlamento e alle forze politiche di modificare il premio di maggioranza prevedendo una soglia minima in voti o seggi. L’invito, reiterato con la sentenza n. 13 del 2012, è rimasto inascoltato al pari degli appelli del Capo dello Stato. Si è votato, invece, con quella legge di dubbia costituzionalità nel 2008 e nel 2013, confidando in quella giurisprudenza, consolidata delle SS.UU. di Cassazione e del Consiglio di Stato sulla carenza assoluta di giurisdizione nei confronti delle operazioni elettorali, grazie ad un’abnorme interpretazione dell’art. 66 della Costituzione., Le Camere elette, anche con legge di dubbia, anzi addirittura manifesta incostituzionalità, sono arbitre di giudicare sui ricorsi contro le operazioni elettorali. Il risultato pratico è che una legge incostituzionale che fosse votata da una maggioranza artificiale, grazie ad un premio di maggioranza, che fosse promulgata da un Presidente eletto dalla stessa maggioranza non avrebbe un giudice nemmeno per le operazioni elettorali preparatorie, benché il Parlamento con la norma di delegazione dell’art.44, c. 2 lett. d) l.n. 69/2009 avesse previsto lo stesso giudice per le operazioni elettorali di Comuni, Province, Regioni e Delegazione italiana nel Parlamento Europeo, anche per le operazioni elettorali preparatorie di Camera e Senato.
Il codice del processo aministrativo non l’ha previsto, con dubbi che ciò sia avvenuto con violazione dell’art. 76 Cost.. Lo stesso decreto di convocazione dei comizi elettorali sarebbe atto inimpugnabile, TAR Lazio Sez.IIbis n. 1855/2008 e CdS, sez.IV, n.1053/2008, quindi anche se emanato ln violazione del termine di 70 giorni dallo scioglimento delle Camere. Eppure la Corte Costituzionale aveva fatto una richiesta minimale di fissare una soglia di accesso, che ben poteva coincidere con il 25% della fascistissima legge Acerbo. Il mancato adeguamento della legge elettorale non dipendeva dalla soglia di accesso o dalla difficoltà di rinunciare al premio di maggioranza, ma probabilmente dalle liste bloccate, che sono un bene irrinunciabile per i gruppi dirigenti o per i padroni di partiti e/o liste. Un parlamento di nominati, e la cui ripresentazione dipende da un gruppo ristretto di persone, è un organo più docile di chi debba rispondere ai propri elettori. La docilità e la prevedibilità dei loro comportamenti, salvo che quando entrano in gioco, altri fenomeni come la corruzione o semplicemente il desiderio di non perdere il posto e i connessi vantaggi, consentono di assicurare la stabilità e quindi la governabilità, che è la chiave di lettura delle scelte compiute in materia elettorale. Non si è tenuto conto che in una democrazia rappresentativa, che resta, a mio avviso, la miglior forma di governo, che può essere integrata e completata, ma non sostituita, da istituti di partecipazione popolare e democrazia diretta, è il dibattito pubblico che deve precedere le deliberazioni, l'essenza della democrazia, come ci insegna Nadia Urbinati, più dei sistemi elettorali, aggiungo io. Si spiega così che scelte come la modifica degli artt. 81, 97, 117 e 117 Cost. con una maggioranza straripante superiore ai due terzi sia sta presa in condizioni di semi-clandestinità. Stabilità e governabilità spiegano la preferenza per sistemi elettorali maggioritari e bipolarizzanti, come se questo fatto potesse sostituire l’elaborazione di programmi all’altezza dei problemi da risolvere e la capacità di organizzare un blocco politico e sociale egemone, in grado di garantire una maggioranza non solo numerica ed apparente, come quella che deriva dalla combinazione di premi in seggi e soglie di accesso che trasformano minoranze occasionalmente più forti in maggioranze eterogene” Il prof. Onida , che purtroppo non può essere tra noi, ha definito queste scelta: “La fiera dei premi di maggioranza” nel valutare positivamente l’ordinanza del Tar Lombardia, che ha inviato in Corte Costituzionale la L.R. 17/2012 della Lombardia , con norme condivise da altre leggi elettorali regionali. La legge elettorale regionale lombarda può così raggiungere alla Consulta le modifiche introdotte dalla l. 270/2005, la cui discussione è fissata al prossimo 3 dicembre. Il vertice dell’equivoco si è raggiunto coll’errata convinzione che si debba sapere chi ha vinto le elezioni e quindi governerà la sera stessa delle elezioni. E’ una pretesa che non ha riscontro neppure nei sistemi presidenziali: Obama ne è dimostrazione. La situazione non è migliore neppure nei sistemi semipresidenziali: non solo ci sono state 2 coabitazioni in Francia, ma in astratto non è garantito, che il Presidente abbia la maggioranza nelle seguenti elezioni dell’Assemblea Nazional. Persino in Gran Bretagna chi avrebbe governato sarebbe dipeso dalle scelte dei liberali, come in Germania il successo personale della Merkel non le garantisce il Governo finché non firma un contratto di coalizione con un secondo partner, perché nel Bundestag è in minoranza come lo era nel 2005 e negli ultimo scorcio della coalizione con la FDP nel Bundesrat. Per noi che abbiamo gioito per la chiara vittoria di Hollande sia alle presidenziali che alle legislative desta preoccupazione il fatto che a poco meno di un anno e mezzo dal maggio 2012 non sia garantito di poter governare, cioè di poter mantener fede al proprio programma e tutto ciò malgrado una confortevole maggioranza, frutto del sistema maggioritario a doppio turno, che piace a molti, anche nel centro-sinistra. Ebbene senza la disciplina repubblicana il sistema maggioritario a doppio turno non assicurerebbe stabili maggioranze.
La cultura politica, che determina i comportamenti, pare non far parte delle riflessioni o del bagaglio di conoscenze ,di chi si occupa da politico o da giurista di leggi elettorali. Il maggioritario di collegio uninominale con ballottaggio eventuale, che ha il consenso di molti, senza disciplina repubblicana, senza la polarizzazione destra-sinistra e la discriminante anti-fascista verso la destra estrema e con, a contrario, forti partiti regionali e vaste porzioni del territorio a forte dominanza clientelare, quando non di influenza elettorale della criminalità organizzata, avrebbe esiti diversi, se non opposti, in un Paese come l’Italia. Lo stesso con un sistema elettorale, come quello tedesco -l’altro grande modello di riferimento -con un sistema tripartito prima Union-SPD e FDP e quadripartito poi con i Verdi- si poteva scommettere che in Italia non avremo avuti Cancellieri democristiani o socialdemocratici ma liberali o verdi, finché DC e PCI non fossero stati pronti a praticare larghe intese o una sorta di Große Koalition grazie al Compromesso Storico. Nei paesi scandinavi, quando tramontò il periodo delle maggioranze assolute dei socialdemocratici furono possibili stabili governi di minoranza perché i partiti a sinistra dei socialdemocratici, mai avrebbero unito i loro voti a quelli dei partiti borghesi per sfiduciare o mettere in minoranza il governo: questo scrupolo è invece stato assente in Italia per sfiduciare il governo Prodi nell’ottobre 1998 e nel gennaio 2008 il logoramento del Governo ad opera di sue componenti di sinistra della maggioranza aveva preceduto la sfiducia formale. Vogliamo pensare ai paradossi della governabilità e del bipolarismo, che avrebbero dovuto essere favoriti da leggi elettorali con premio di maggioranza, si sono avute legislature a fine anticipate dopo le elezioni del 2006 e senza la crisi economica e l’emergenza dopo quelle del 2008 e la stessa legislatura del 2013 non è destinata a durare fino al 2018, anzi sarebbe già terminata come la precedente se si fosse riformata la legge elettorale. Nel dibattito attuale preoccupa, che invece di trarre lezione da quanto accaduto si pensi di accentuare l’artificialità di maggioranze con l’introduzione di un premio di maggioranza nazionale anche al Senato, malgrado l’art. 57 Cost., quando la differenza di possibili maggioranze politiche tra Camera e Senato non dipende dal premio di maggioranza nazionale per la prima e regionale per il secondo, ma dalle diverse soglie di accesso e di deroghe per le liste coalizzate, che contro ogni nozione minima di matematica, sono più elevate per il Senato anche fino al doppio, benché abbia la metà dei componenti della Camera. Questo fatto impedisce che ci sia le stessa offerta politica alla Camera e al Senato.
L’elezione diretta dei vertici esecutivi, insieme con la prevalenza dell’esposizione mediatica, nella scelta dei cittadini ha modificato il criterio di scelta della classe politica i cui effetti non positivi cominciano ad emergere anche nel caso dei Sindaci di grandi città. Tra i criteri di scelta non compare la valutazione della capacità di essere un buon sindaco, ma solo quello di poter abbattere l’avversario nei consensi. Se questo è il criterio è logico che il Sindaco di Milano non voglia fare un secondo mandato e quello di Firenze abbia da tempo concepito la carica come trampolino per altri destini, avendo un chiaro obiettivo finale la Presidenza del Consiglio. La stessa logica di stabilità ha presieduto alle riforme elettorali di comuni, province e regioni, con accentuazione per queste ultime dalla mancata previsioni di un secondo turno di ballottaggio. Siamo riusciti ad inventare un sistema elettorale sui generis, che subordina l’assemblea rappresentativa al vertice del potere esecutivo, contraddicendo 200 anni di sviluppo di democrazia e assegnando al vertice esecutivo, Sindaco, Presidente di Provincia( specie in via di esaurimento) e di Regione un potere inesistente persino nelle forme di governo presidenziale(dove non può sciogliere il Congresso) o semi-presidenziale. Negli Stati Uniti il Presidente non ha la garanzia di controllare il Congresso, le elezioni non sono mai totalmente contestuali e neppure in Francia. In questi due paesi a nessuno è mai venuto in mente di eleggere presidente e assemblee legislative in un unico election’s day, assegnando un premio di maggioranza al presidente con più voti al primo ed unico turno negli USA o al ballottaggio in Francia.
L’esperienza ha provveduto a smentire nei fatti che per assicurare stabilità fosse sufficiente assegnare un alto premio di maggioranza( se volessimo pulire il linguaggio dovremo chiamarlo premio alla minoranza più forte), senza tener conto che il premio è incentivo a raccogliere il più ampio arco di forze e quindi senza badare troppo alla loro eterogeneità. Il premio, quando si presentano problemi politici, non costituisce legame per il governo , così è stato con le elezioni del 2006, del 2008 e persino del 2013 la coalizione IBC non ha resistito 60 giorni alla mezza vittoria della coalizione (Parafrasando il Talmud sulle mezze verità, che sono una bugia intera, le mezze vittorie sono una sconfitta totale).
La riforma del sistema elettorale nei Comuni ha avuto un buon avvio, a prescindere dal premio di maggioranza legato ai voti del Sindaco, ma al primo turno le liste collegate al Sindaco devono avere almeno il 40% dei voti, il sindaco la maggioranza assoluta e nessun gruppo di liste collegato ad altro candidato il 50%( art. 72 TU EE.LL), mentre lo stesso premio viene attribuito in un unico turno al candidato presidente di regione, eletto a maggioranza relativa( che è una minoranza assoluta solo anche di poco superiore alla minoranza assoluta concorrente). Il voto personale e uguale del nostro articolo 48 Cost. è leso dal fatto che per il Presidente è ammesso il voto disgiunto, quindi chi non voti per alcuna lista o addirittura per una lista collegata ad un candidato presidente concorrente: questa possibile incostituzionalità della norma è stata oggetto di rinvio alla Corte Costituzionale dal TAR Lombardia, sez. III con ordinanza n2261/13 del 8-9/10/2013. I progetti di riforma dovrebbero tener conto di queste ordinanze di rinvio, non perché l’incostituzionalità sia certa, non siamo in Germania dove la giurisprudenza della Bundesverfassunsgericht è estremamente severa in termini di rispetto del voto uguale e diretto previsto dall’art. 38 GG, tanto che con sentenza del 2011 ha dichiarato costituzionalmente illegittime le soglie di accesso (Sperrklausel), nella legge elettorale europea in Germania, mentre noi l’abbiamo introdotta con la riforma della legge europea nel 2009 alla vigilia delle elezioni: sarebbe il caso di introdurre un semestre bianco anche per le leggi elettorali.
In ogni riforma elettorale bisogna anche tener presente la reciproca interazione tra sistema dei partiti e sistema elettorale, che con un sistema debole di partiti diventa metodo di selezione della classe dirigente. In un sistema di democrazia rappresentativa, completato con istituti di democrazia diretta devono esserci corpi intermedi stabili, che organizzino il dibattito pubblico, selezionino la classe politica e rappresentino gruppi sociali o interessi di parti della società. I partiti sono andati, il loro prestigio è basso e come conseguenza da anni si sta legiferando sotto la spinta emotiva di un'opinione pubblica aizzata più che informata i partiti non sono più un organismo che non dico indirizzi l'opinione pubblica, ma almeno fungano da vasca di decantazione. Dall’abolizione delle province, al costo della politica o al superamento del bicameralismo( detto per inciso e tra parentesi che potrebbe essere modificato eliminando alcuni difetti della spola tra le due Camere in gran parte con una semplice modica di articoli di regolamento di Camera (art. 107)e Senato(artt. 74 e 81), per evitare la decadenza di tutto il lavoro fatto nella precedente legislatura). I temi sono trattati ed imposti dall’esterno del Parlamento senza neppure la mediazione dei partiti. Un partito deve identificarsi con un leader carismatico televisivo. Questi leader hanno meno autonomia di leader di una volta, a sinistra, un Togliatti o un Nenni, questi cercavano di indirizzare le masse, mentre quelli televisivi le seguono e le assecondano, per esigenze di popolarità. Devono essere al servizio di chi ha il controllo dei mezzi di comunicazione, che non sono solo la proprietà, ma anche i conduttori, sia che si mettano in proprio ( Marrazzo, Badaloni) ovvero inventino personaggi deleteri come ha fatto Floris con la Polverini, senza doverne rispondere. Una riforma elettorale non può prescindere dal dare finalmente esecuzione all’art. 49 Cost. con una legge sui partiti politici come ne esistono in Germania, Francia e Spagna, i cui sistemi elettorali volta a volta sono presi a modello, come se fossero avulsi da un sistema dei partiti. Sulle riforme istituzionali e costituzionali condividendo il contributo del Prof. Augusto Cerri non spendo molte parole, spero solo che si sappia trovare una mediazione sull’approvazione finale, che dovrebbe essere opera di un parlamento** di non nominati, . perché i nominati sono più facilmente condizionabili, in specie se convinti che senza un loro pronta acquiescenza è in pericolo la durata della legislatura e la loro rielezione. I nominati sono naturalmente troppo sensibili alle pressioni di chi li ha trasformati in parlamentari e quindi di essere eterodiretti. La qualità del loro lavoro sarà tanto più alta quando sapranno che l’approvazione finale spetta ad altra legislatura e che la durata della loro legislatura non dipende dall’approvazione finale delle modifiche costituzionali nei tempi dettati da altri poteri, ma dalla capacità di questo Parlamento di far uscire il Pase dalla crisi economica e sociale.
Vorrei soltanto concludere con un accenno alla legge elettorale europea: quella vigente deve essere cambiata. E’ stata modificata con l.10/2009 nel febbraio con elezioni già previste per il giugno, con lo scopo dichiarato dai relatori al Senato Ceccanti e Malan di impedire che rientrassero in gioco le forze politiche escluse dal Parlamento nel 2008. Poiché sono rientrate in gioco nel 2013, bisogna prenderne atto con la stessa logica. Ci sono altri argomenti più importanti. Il ruolo crescente dell’Europa e il perdurante deficit di democrazia richiedono un aumento del ruolo del Parlamento Europeo, per il quale non basta l’aumento dei poteri sulla carta, se si indebolisce la sua legittimazione politica. Il tasso di partecipazione elettorale è importante specialmente in confronto alle elezioni del 2009. Il tasso di astensione è cresciuto di quasi 27 punti percentuali, dal 30,08% del 1979 al 57% del 2009 e, quindi, per la prima volta alle elezioni europee hanno partecipato meno del 50% degli aventi diritto. Se non si inverte la tendenza c’è il rischio che i movimenti anti-europeisti, anzi anti-europei tout court siano sovra rappresentati. Preoccupante la composizione demografica dei non votanti: 18-24 anni 70,9%, 25-39 anni 64,3% cioè i giovani e quelli nel pieno delle forze produttive. Altro dato preoccupante quello dell’appartenenza dei non votanti a classe sociale: Bassa (1-4) 66,8% Media (5-6) 55,7% Alta (7-10) 46,5%
I trattati europei( art.190 TCE) affermando che “il Parlamento europeo elaborerà un progetto inteso a permettere l’elezione a suffragio universale diretto, secondo una procedura uniforme in tutti gli Stati membri o conformemente a principi comuni a tutti gli Stati membri” prevedono che l’elezione si tenga con una legge elettorale uniforme, che tuttavia non è mai stata approvata. Principi comuni a livello europeo( gli ultimi sono del 2002), sono stati approvati prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona( 1 dicembre 2009,) successiva alle stesse elezioni del 2009 e quindi non sono in completa consonanza con lo stesso. L’incostituzionalità dichiarata dalla Corte Costituzionale Federale tedesca non può essere ignorata in quanto le argomentazioni si attagliano anche all’Italia, perché l’uguaglianza del voto può, nel bilanciamento dei valori costituzionali, essere sacrificata per assicurare la governabilità, obiettivo totalmente assente nel caso del Parlamento Europeo. Di più con raccomandazione della Commissione del 12 marzo 2013 si è chiesto agli stati membri di modificare la legislazione nazionale per l’elezione del parlamento europeo introducendo per le liste concorrenti il richiamo al partito europeo di riferimento. Nello stesso senso si è espresso il Parlamento Europeo con risoluzione del 12 giugno 2013, che vale la pena di ricordare contiene anche il seguente ” considerando che la democrazia interna ai partiti e il rispetto di elevati standard di apertura e integrità da parte dei partiti politici sono un fondamento essenziale per aumentare la fiducia del pubblico nel sistema politico”: ebbene con la l. n. 10 del 2009 abbiamo eleminato dalla delegazione italiana al Parlamento europeo ben 4 partiti membri di un partito europeo(PSI, Verdi e PRC-PdCI aderenti rispettivamente a PSE, PVE e SUE). Vi è poi una ragione specifica derivante dagli effetti della Sentenza Gargani CdS Sez. V, n.. 02886/2011 del 13/05/2011 resa nel ricorso R.G. 00642 , con la quale interpretando il combinato disposto degli artt. 2 e 51 della L. 18/79/2011. Ha disapplicato l’art. 21 della legge applicando in suo luogo l’art. 83, comma 1, n. 8, del decreto. D.P.R. 367/1957 e s.m.i. affinché i seggi restino nella Circoscrizione cui sono stati assegnati in rapporto alla popolazione residente invece di trasmigrare in altra Circoscrizione in relazione alla partecipazione e al comportamento elettorale degli elettori residenti penalizzando il Sud (15 eletti, in luogo dei 18 seggi assegnati dal D.P.R. 18.4.2009) e le Isole (6 eletti, in luogo degli 8 seggi assegnati dal D.P.R. cit.). La Lega si è trovata con 2 europarlamentari in più nel Nord-Ovest e nel Centro, perché al Sud e nelle Isole non l’hanno votata ma hanno votato per Sinistra e Libertà di Vendola e socialisti e per il MPA di Lombardo.
Altro problema di rilievi costituzionale è costituito dall’art. 12 della l. 18/1979 che fa un trattamento di favore le minoranze linguistiche francese, tedesca e slovena, in realtà per la sola SVP, mentre la L. 482/1999 ne riconosce 12 e con una differenza di trattamento ingiustificabile rispetto alla norma per la camera dei deputati (art. 83 D.P.R. 361/1957 e s.m.i, c.1 n. 3 lett. a) prevede un trattamento particolare per le minoranze linguistiche che hanno presentata liste “esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche”. Il friulano e il sardo sono quindi tutelati,ma non le pur numerose minoranze linguistiche presenti in regioni a Statuto ordinario, come l’occitano, il tedesco e il franco provenzale in Piemonte e l’albanese e il grecanico in Calabria. Norme speciali per minoranze linguistiche, compreso il diritto di coalizione e la deroga alla soglia di accesso nazionale, senza prevederle per minoranze politiche( diritto di tribuna) pongono un problema di compatibilità con l’art. 3 Cost..
In relazione al diritto europeo che con l’art. 117 , c.1 Cost., nel testo novellato nel 2011, è vincolo per la legislazione statale e regionale, vi sono dubbi, anche in relazione all’art. 51 Cost., delle norme che privilegiano forze politiche uscenti esentandole dalla raccolta firme di presentazione per le liste e per le modifiche derivante dal mancato coordinamento tra le norme di introduzione della soglia di accesso e quelle sul finanziamento delle campagne elettorali. La norma prevedeva che per aver diritto al rimborso delle campagne elettorali era necessario eleggere almeno un parlamentare europeo con una legge che consentiva di eleggere un parlamentare anche con meno deell’1% dei voti validi: improvvisamente con le modifiche della L. 10/2009 soglia di accesso all’elezione e soglia per il finanziamento vengono a coincidere, il che è irrazionale e non ha precedenti in nessuna legislazione nazionale per l’elezione dei rappresentanti nazionali nel Parlamento europeo. Alla luce dei principi enunciati nella sentenza 23 aprile 1986 “ federation Les Verts v. Parlament Européen” sono illegittimi tutti i privilegi e vantaggi concessi a gruppi politici uscenti rispetto a nuove formazioni. Richiedere modifiche alla legge elettorale europea vigente è al contempo una richiesta di ricondurla a conformità costituzionale e dei trattati europei, e una scelta politica, quella che a sinistra siano possibili alleanze e convergenze sul terreno proprio dei programmi europei.
Un rischio maggiore incombe sulle elezioni europee, che si celebrino dopo elezioni nazionali anticipate oscurandole, perché nella nostra cultura politica quelle sono le vere elezioni.
*La relazione riflette mie opinioni non concordate all’interno di Laboratorio Politico, che elaborerà una sua posizione dopo questo Seminario e sulla base del confronto delle legittime opinioni diverse ed anche contrastanti sui punti trattati.
**Niente di nuovo è la procedura ordinaria di revisione in Svezia
Capitolo VIII. Leggi e altre norme giuridiche
Art. 15 - Le leggi costituzionali sono approvate con due delibere di identico tenore. La seconda di tali deliberazioni non può intervenire se non dopo che si sono tenute nuove elezioni generali per il Riksdag e la nuova assemblea si è riunita. Inoltre devono trascorrere non meno di nove mesi fra la data della prima presentazione della questione all'assemblea del Riksdag e la data delle elezioni, a meno che la Commissione degli affari costituzionali non consenta una deroga per mezzo di una delibera pronunziata entro il periodo di esame della questione, e alla quale abbiano aderito almeno i cinque sesti dei membri.
e per modifiche di parti rilevanti in Spagna
Art. 168. - 1) Qualora si intenda promuovere la revisione completa della Costituzione o
una revisione parziale riguardante: il Titolo preliminare; il Capitolo II, Sezione I, del Titolo I;
o il Titolo II, si procederà all'approvazione di tale delibera a maggioranza dei due terzi di
ciascuna Camera, e allo scioglimento immediato delle Cortes.
2) Le Camere elette dovranno ratificare la decisione e procedere allo studio del nuovo
testo costituzionale, che dovrà essere approvato a maggioranza dei due terzi di entrambe le Camere.
3) Una volta approvata dalle Cortes, la revisione sarà sottoposta a referendum per la sua
ratifica.
Felice Besostri
Il Sistema Leopardi
«Venerdì 18 ottobre 2013 alle ore 18 presso laLibreria Trovalibri in viale Monte Nero 73, Milano
Presentazione del volume
Il saggio è una lettura integrale dell’opera di Leopardi.Dai
Puerilia alle opere del periodo napoletano, passando per l’analisi
della produzione poetica ed etica, compresa una interpretazione
sistematica dell’intero corpus dello Zibaldone. Conclude il lavoro
un confronto critico con centocinquant’anni di interpretazioni
leopardiane, da Gioberti e De Sanctis, a Michelstaedter e Croce, fino
alle grandi letture filosofiche di Luporini e Severino.
Fabio Vander, Il sistema-Leopardi. Teoria e critica della modernità, Mimesis, Milano 2013.
Ne discutono con l’Autore
prof.ssa Giuliana Novoli
prof. Fulvio Papi
Modera: sen. Felice Besostri
Lombardia, futuro teatro di battaglia campale sulla legge elettorale
« di Daniele Vittorio ComeroLombardellum
«La fine della Seconda Repubblica non sarà decisa dalla giustizia penale, ma da quella ordinaria e amministrativa. La Prima Sezione della Cassazione con Ordinanza n. 12060 del 21 marzo-17 maggio 2013 ha madato in Corte Costituzionale il porcellum. Il Tar Lombardia Sez. III Milano con ordinanza del 8 ottobre ha mandato in Corte il Lombardellum, che come si è appreso dalla difesa regionale è statoi ricalcato sul Campanellum/ la legge elettorale regionale della Campania, quella di Bassolino del 2009 e modificata nel 2010. Peccato che in Campania nessuno abbia impugnato la maggioranza di Caldoro. Certamente chi fa la legge fatica a riconoscere che è incostituzionale eppure è sotto gli occhi: si tratta dell'art. 48 della Costituzione, per cui il voto deve essere libero,eguale, personale e segreto.
Con il voto disgiunto chi vota solo per il presidente o addirittura per il Presidente e una lista non collegata non sa, perché non viene spiegato che non si limita a scegliere il Presidente ma anche contribuisce a dare il 60% dei seggi alle liste collegate al presidente, ma non in base ai loro voti, ma a quelli del Presidente. Una truffa per cui il voto non solo non è personale e uguale ma neppure libero: un voto, libero deve essere cosciente per essere cosciente vi deve essere informazione esaustiva. Se potete rivedere l'informazione istituzionale, troverete che si dice con chiarezza che si può dare il voto disgiunto ma nulla sugli effetti del voto disgiunto. Per il Sindaco è diverso perché per avere il premio di maggioranza al primo turno deve avere la maggioranza assoluta e le sue liste almeno il 40% dei voti( art. 72 TU EE.LL), mentre il Presidente di Regione è eletto a turno unico e gli basta la maggioranza relativa, che è una minoranza assoluta e le liste a lui collegate non devono rispettare alcun quorum, cioè hanno il 60% che abbiano il 20%, il 30 0 il 40%, circostanza che ha motivato il rinvio per incostituzionalità del Porcellum. Le Seconda Repubbliuca è basata su premi di maggioranza abnormi ed elezione diretta. Lo sfacelo della democrazia è sotto i nostri occhi, ma non del Parlamento che vuole cambiare la Costituzione, un parlamento frutto di nominati e non di eletti, perciò agli ordini di chi li ha collocati in buona posizione nelle liste bloccate. Rappresentano gli interessi della Nazione come chiede l'art. 67 Cost. o prendono ordini da chi li ha nominati? La sentenza non e ardua e non c'è bisogno di aspettare i posteri.
Lombardellum-Ordinanza TAR MILANO Legge elettorale regionale, vicepresidente Cecchetti:
“Norma legittima, nessun rischio che ricada
su composizione Aula”
Così il Vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) commenta la decisione del Tar che ha accolto un ricorso presentato sulla legge elettorale lombarda portando la questione all’esame della Corte Costituzionale.
“Ormai è quasi prassi purtroppo– commenta Cecchetti – che chi rimane fuori dal Consiglio perché i lombardi non lo hanno votato a sufficienza tenti di forzare il risultato con la magistratura per sedersi sugli scranni, salvo poi restare con il cerino in mano. Non si capisce perché il premio di maggioranza debba valere per Roma e altre Regioni e non per la Lombardia. Noi siamo sereni”.
DICHIARAZIONI MARONI
(ANSA) - CERNOBBIO (COMO), 10 OTT -
''Non ho ancora letto le
motivazioni'' del Tar della Lombardia che ha dichiarato
ammissibile il ricorso presentato da due candidati alla
presidenza della Regione alle ultime elezioni, ''mi pare una
cosa stravagante perche' il premio di maggioranza e' previsto
addirittura nella legge nazionale e in altre leggi regionali''.
Lo ha detto il presidente della regione Lombardia, Roberto
Maroni, a margine dell'assemblea degli industriali di Como, a
proposito del ricorso presentato dall'avvocato Felice Besostri e
altri secondo cui la legge regionale emanata nel 2012 avrebbe
favorito i consiglieri uscenti. Maroni ha aggiunto che ''non si capisce perche' sarebbe
incostituzionale per la Lombardia e costituzionale per il
Parlamento italiano''. ''In ogni caso - ha concluso - mi pare
che non possa avere alcuna influenza significativa sui numeri in
Consiglio regionale''. (ANSA).
Il Portogallo non è in Europa?
«Le elezioni portoghesi del 29 settembre hanno attirato poca attenzione: è vero che erano elezioni amministrative, ma erano un test europeo, il primo in un paese sottoposto alla tutela della trojka da lungo tempo. L’Irlanda e la Spagna hanno votato nel 2011 e la Grecia nel 2012. Era, comunque, la prima prova elettorale dalla presa del potere della coalizione di centro destra(PDS-CDS) due anni fa.. Sembra certo che il Portogallo avrà bisogno di un nuovo piano di aiuti e che dovrà rimandare il suo sbarco sui mercati dell’anno prossimo. Le assicurazioni del Governo che non si tratta di un nuovo aiuto, ma un aggiornamento delle condizioni del primo piano da 78 miliardi di euro non hanno commosso i Bruxelles, che no si è dimostrata aperta alle nuove richieste di Lisbona.
“Non è certamente un buon segnale chiedere un allentamento sul deficit per il prossimo anno”, ha affermato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Il Portogallo ha mancato gli obiettivi di quest’anno. Le elezioni tedesche sono finite, a non c’è ancora una soluzione certa per il Governo: la Große Koalition è l’ipotesi più probabile, ma non una certezza e la Merkel deve continuare a giocare la carta dell’intransigenza. C’era molta tattica preelettorale nelle richieste del Governo di allentare gli obiettivi di riduzione del deficit, perché temevano per il risultato delle amministrative. Si consideri che in Portogallo le politiche di austerità imposte dalla Trojka sono state bloccate per tre volte dalla Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimi i licenziamenti nel pubblico impiego.
I timori si sono puntualmente verificati. Una partecipazione bassa pari al 52,61% per : 4.996.074 votanti su 9.497.037 elettori, i voti bianchi sono 193.357(3,87%) e i nulli 147.151(2,95%).La tendenza alla disaffezione elettorale trova ulteriore conferma.
I risultati nel Portogallo continentale per le formazioni più importanti sono i seguenti:
PSP 36,25% 1.811.053 voti 921 mandati
PPD/PSD 16,69% 834.006 voti 531 mandati
CDU/PCP PEV 11,06% 552.556 voti 213 mandati
PPD/PSD.CDS-PP 7,59% 379.140 voti 154 mandati
GRUPO CIDADÃOS 6,90% 344.716 voti 113 mandati
CDS-PP 3,04% 151.882 voti 47 mandati
B.E. 2,42% 120.942 voti 8 mandati
PPD/PSD.CDS-PP.MPT 2,01%100.437 voti 11 mandati
Una chiara vittoria socialista, malgrado un -2% in meno rispetto alle precedenti elezioni, nel contesto di un avanzamento complessivo della sinistra e una sconfitta del centro destra al Governo. Il PSP da solo (36,25%) ha più della somma dei due partiti di governo, Socialdemocratici( non lasciatevi ingannare dal nome: sono nel PPE) e Popolari (24,28%). La sinistra, PSP-CDU-BE, con il 49,53% sfiora la maggioranza assoluta: puramente numerica, in quanto dai tempi della rivoluzione dei garofano socialisti e comunisti sono fortemente contrapposti. In Portogallo ci sono 3 sinistre, quella socialista, quella comunista e quella estrema. Il PCP il partito del fu Alvaro Cunhal, tuttavia, non ha più pretese egemoniche tanto che il successo in queste elezioni è da attribuire alla formazione della Coalizione Democratica Unitaria (Coligação Democrática Unitária) di Comunisti e Verdi. Sulla divisione della sinistra contava il centro destra per conquistare il maggior numero di sindaci: obiettivo fallito, 130 sindaci socialisti e 90 ai partiti governativi, che nelle elezioni del 2009 ne avevano 139 contro i 132 socialisti. Importante la vittoria a Lisbona con il 50,91 % dei voti( il 44% nel 2009), la lista del Partido Socialista alla Câmara Municipal di Lisbona, guidata da António Costa, ha eletto 11 dei 17 vereadores (consiglieri). La maggioranza governativa perde il suo feudo di Oporto la seconda città del paese lusitano, la capitale del Nord, ma non a favore dei socialisti, ma di un sindaco indipendente, come in altri 80 municipi non si può dire arancione, perché è il colore tradizionale dei Socialdemocratici del PDS.
Rispetto alle elezioni del 2011 PDS, CDS e PP hanno praticamente dimezzato i voti.
Non c’è dubbio che si sia trattato di un voto contro la politica di austerità della Trojka. Il leader dei Socialisti, Antonio Josè Seguro ha dichiarato che “ La maggioranza degli elettori ha rifiutato nell’intero paese la politica del Governo”, giudizio condiviso dal Primo Ministro Paulo Coelho, che ha parlato della “peggiore sconfitta” del suo partito. Tuttavia di questa sconfitta non hanno interamente profittato i socialisti, poiché gli elettori si son ricordati che il monocolore socialista si era adeguato alla politica di tagli della spesa pubblica chiesta dall’Europa. Della cresciuta astensione e di circa il 7% di voti bianchi e/o nulli ha profittato la CDU, l’alleanza di Comunisti e Verdi, che con il loro 11% sono chiaramente la terza forza politica. Non soltanto conservano i loro bastioni, come Setubal e i comuni della cintura metropolitana di Lisbona, ma strappano ai Socialisti Évora, Beja, Grândola, Alcácer do Sal, Alandroal, Cuba, Vila Viçosa, Monforte e Silves, mentre il Blocco di Sinistra, BE, ha perso l’unico municipio, che controllavano, Salvaterra de Magos.
Gli equilibri politici non cambieranno, il Governo continuerà nella sua politica, perché è necessaria “ per superare la crisi economica e ristabilire la fiducia nella crescita”, richiedendo, però, come detto sopra un rallentamento della riduzione del deficit. I Socialisti e la CDU sono, invece, contrari e le posizioni di forza conquistate nei municipi( la maggioranza di centro destra non controlla più alcuna grande città e nessuna capitale regionale) sarà uno strumento di opposizione, insieme con la mobilitazione sindacale. Il Portogallo non sarà la Grecia, anche se questo è l’obiettivo della Trojka. Il segnale politico di queste elezioni dovrebbe essere colto, perché il Portogallo è in Europa, come la Germania, anche se con meno abitanti.
Felice Besostri
In Regione potrebbe cambiare maggioranza
Il costituzionalista Besostri: "In Regione potrebbe cambiare maggioranza"
Venerdì, 4 ottobre 2013 - 09:27:00
«L'8 ottobre il Tar Lombardo esaminerà il nostro ricorso. A parlare con Affaritaliani.it è l'avvocato Felice Besostri: "Noi sosteniamo che ci sono state irregolarità sulla raccolta firme per Fratelli d'Italia e Pensionati. Negli ultimi giorni della legislatura Formigoni sono stati costituiti nuovi gruppi proprio per evitare loro l'iter di raccolta. In questo modo sono stati favoriti. In più ci sono irregolarità sul premio di maggioranza". Le possibili conseguenze? "Nel caso peggiore per questa maggioranza, Lega, Lista Maroni e Pdl si trasformerebbero in minoranza..." L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.ITAvvocato Besostri, partiamo dal fondo. Che cosa succede se lei vince?
Ci sono tre scenari, ognuno diverso. Partiamo da quello meno impattante sulla maggioranza: se avessimo ragione dovrebbero essere sostituiti i tre consiglieri di Fratelli d'Italia e Pensionati con altri tre consiglieri di Lega Nord, Lista Maroni e Pdl. Vorrei anche dire che, un'altra questione che cambierebbe poco gli equilibri - ma li cambierebbe - è quella sollevata riguarda al Presidente. Il suo seggio va conteggiato o no dentro il premio di maggioranza? Secondo noi sì, secondo loro no. Se avessimo ragione noi, perderebbero un seggio. Su questo c'è una cosa curiosa...
Quale?
Loro mi oppongono che questo meccanismo è previsto in una legge della Campania. E' una cosa buffa. Quando siamo di fronte a leggi oscene succede sempre questo. Per il Porcellum dicono che c'era il Toscanellum, prima. Adesso, per giustificare il Lombardellum, ricorrono al Campanellum. Ridicolo.
Secondo scenario?
Potrebbe accadere che il premio di maggioranza non è del 60 per cento ma è del 55 per cento. Se il Tar accerta che quei tre consiglieri sono entrati illegittimamente in consiglio, potrebbe decretare che quei voti non sono validi. E quindi, la percentuale di Maroni scenderebbe sotto il 40 per cento, con conseguente perdita del premio di maggioranza al 60 per cento.
Terzo scenario?
E' il peggiore per la maggioranza. La Tar potrebbe mandare tutto alla Corte Costituzionale, che accetta i nostri rilievi sulla legge. In pratica la Consulta potrebbe affermare che il premio di maggioranza viola il principio del voto diretto al Presidente. Se il premio di maggioranza viene dichiarato incostituzionale, questo non c'è più. In questo modo la maggioranza nel suo complesso avrebbe 37 seggi: diventerebbe minoranza.
E Maroni?
Formalmente non è in discussione. Sarà per questo che non si è neanche costituito. Ma è ovvio che non potrebbe andare avanti con quei numeri.
@FabioAMassa
Affari Italiani
con la SVP.
La legge europea per iniziativa di PD e PdL ha introdotto modifiche "per impedire che rientrino in gioco le forze escluse dal parlamento Nazionale".
Prima di ogni discorso politico il Pd deve fare ammenda, altrimenti non è
credibile come alleato. In un paese serio si doveva mettere l'argomento sul tavolo in occasione dell'accordo per il governo del paese.
La legge europea prevede norme speciali per solo 3 minoranze linguistiche francese, slovena e tedesca, quando la legge 482/199 ne riconosce ben 12 e due di esse friulano e sardo hanno una consistenza numerica superiore a quelle tutelate. Inoltre in violazione dell'art. 3 cost. si danno privilegi alle minoranze linguistiche e non a quelle politiche( al limite rappresentanza di bandiera o diritto di tribuna).
Inoltre i seggi sono attribuiti alle circoscrizioni in base alla popolazione residente, ma per le soglie di accesso nazionale i seggi possono trasmigrare in altre circoscrizioni, tra le tante assurdità la Lega Nord ha
eletto due europarlamentari in più in nord-ovest e centro PERCHE' NON
E' STATA VOTATA NELLE CIRCOSCRIZIONI SUD E ISOLE CHE HANNO VOTATO MASSICCIAMENTE PER PARTITI E MOVIMENTI CHE HANNO SUPERATO ABBONDANTEMENTE LA SOGLIA NELLA CIRCOSCRIZIONE MA NON A LIVELLO NAZIONALE.
I trattati già prevedono che ci sia una legge elettorale uniforme, ma le regole minime sono contenute in risoluzione antecedente il trattato di Lisbona. In attesa della legge
uniforme le elezioni si dovrebbero svolgere in base a principi comuni.
EBBENE LA CORTE FEDERALE COSTITUZIONALE TEDESCA HA DICHIARATO ILLEGITTIME LE SOGLIE DI ACCESSO.
QUESTO OBBLIGA DI ELIMINARLE ANCHE NEGLI ALTRI PAESI.
Considerate che già prima in Germania si poteva scegliere se presentare liste nazionali o di circoscrizione. in tal caso le soglie erano di circoscrizione.
Possibile che di queste cose non si discuta in Italia neppure nei gruppi dirigenti.
Con raccomandazione del 12 marzo 2013 la Commissione ha invitato gli stati a
prevedere forme di collegamento tra le liste nazionali e i Partiti Europei.
Finora solo il PSI ha presentato un OdG in tal senso, ma non ha raccolto adesioni in altri gruppi.
Perché? Di queste cose occorre parlare prioritariamente prima di Alfano. Forse d sarebbe bene di discutere direttamente di questo problema invece che come post a Barca. Proverò a postarlo in tal senso
Felice Besostri
Saluto all’Assemblea del Capranica
Felice Besostri
Porcellum addio? / Il Comunicato
Felice Besostri
Gli orientamenti presenti nel Socialismo Europeo
Seconda assemblea del Newtork per il Socialismo Europeo
Cassazione 21 marzo
21 marzo 2013 in Cassazione davanti alla Prima Sezione si discute il ricorso per mandare la legge elettorale davanti alla Corte Costituzionale.
Nella foto "prime impressioni" da sinistra a dx avv. Felice Besostri, avv. Aldo Bozzi, avv. Giuseppe Bozzi di spalle avv. Claudio Tani.
GOVERNO PRESIDENTE E DINTORNI
Dopo Renzi si avanza la candidatura del ministro Barca, un tecnico in
più che sale in politica. Questa candidatura, che nel merito è meglio di
Renzi, è comunque un indebolimento di Bersani. Ci deve essere una sola
linea niente elezioni con questa legge, senza se e senza ma: si è in
attesa, tra l'altro, di due pronunce giurisdizionali della Prima
Sezione della Cassazione introitata il 21 marzo e del TAR Lazio sez. 2
bis introitata il 4 aprile. La degenerazione politica, istituzionale e
morale del nostro paese è strettamente dipendente da questa legge
elettorale, che ha accentuato la personalizzazione della politica con un
capo politico della lista o della coalizione di liste, che si crede ed è
considerato un Primo ministro elettivo, mentre la nostra Costituzione
prevede una forma di Governo Parlamentare. Soprattutto consente alla
Camera di candidarsi in tutte le circoscrizioni e con le liste bloccate
di nominare i Parlamentari. La qualità individuale dei parlamentari è
progressivamente diminuita per valutazione unanime dei funzionari ma
come anche si desume dal loro ruolo di esecutori di ordini di chi li ha
nominati, Senza questa legge non esisterebbero i fenomeni Grillo, Renzi e
Berlusconi, e quindi per loro è importante mantenerla, altrimenti non
conterebbero il 2 di picche con briscola a cuori. Bersani è il meno
mediatico e infatti è andato male, anche perché ci ha messo del suo con
questa insistenza, in campagna elettorale, sull'alleanza con Monti che
ha fatto perdere voti a sinistra al PD e a SEL e a Monti a destra. Dopo
le elezioni ha tenuto una linea seria anche se doveva dar meno credito
ai 5 Stelle e formulare prima un tavolo largo istituzionale. D'altra
parte non è colpa personale sua se il PD non è la SPD e il PdL la CDU,
in modo che in mancanza di alternative una Grosse Koalition persistendo
il rifiuto grillino fosse stata l'unica soluzione per evitare elezioni
con questa legge e per fare un minimo di provvedimenti economici
anticiclici. In tutta Europa i deficit primari diminuiscono ma
l'indebitamento pubblico cresce perché il POL diminuisce è un debitore
in difficoltà è meno credile e paga interessi sempre più alti La cura
austerity ha aggravato il debito pubblico in Italia, ma anche in tutti i
paesi "salvati"(?) dalla Grecia al Portogallo, dall'Irlanda alla Spagna
e a Cipro basta aver pazienza. La stessa elezione del Presidente della
Repubblica, con elettori presidenziali nazionali e regionali non
ispirati dallo Spirito Santo, mostrerà il peggio di sé della politica:
intrighi, inciuci, imboscate, trappole, convergenze decise un minuto
prima delle votazioni decisive, dopo dicembre 2010 anche compravendita
di voti. Vogliamo capire l'anomalia tutta italiana di avere un'elezione
senza candidati? Solo la Bonino al tempo della sostituzione di Scalfaro
si candidò. Mi divertii allora a trovare dei Nicola Mancino iscritti
alle liste elettorali e con più di 50 anni ne trovai molti, anche di
Carlo Ciampi, solo Carlo Azeglio era unico, ma raramente parlamentari
scrivono nome e cognome. Non pensate di cavarvela con Zagrebelski,
perché con i requisiti per essere presidente oltre he il più noto
Gustavo, c'è anche il fratello Vladimiro, he starebbe benissimo al Colle
anche per la sua passata esperienza di Giudice della Corte Europea dei
Diritti dell'Uomo di Strasburgo
Documento Pietrasanta
Organizzato dal coordinamento dei socialisti della Versilia si è svolto a Pietrasanta, il 16 marzo
2013, un convegno cui hanno partecipato socialisti sia senza tessera sia militanti in formazioni del
centro-sinistra per discutere la “questione socialista” in Italia in un momento di grave crisi della
politica democratica e delle istituzioni repubblicane.
L’Italia abbisogna di una presenza socialista che, senza voler essere la resurrezione dello scomparso
PSI, copra autorevolmente lo spazio politico, culturale, sociale e morale proprio dell’esperienza
storica del socialismo italiano. Ciò è tanto più necessario se si considera l’urgenza di un’azione
decisa di contrasto al capitalismo del liberismo globalizzato e per la salvaguardia reale della
Costituzione che è, e deve rimanere, il manifesto ispiratore della democrazia italiana.
Fuori da ogni vocazione elettoralistica e governista diviene prioritario rilanciare, con
un’elaborazione collegata ai tempi presenti, l’idea del socialismo oggi, attorno a cui raccogliere
tutte quelle forze che ritengono di doversi collegare e unire in un’identica intenzione, tale da
profilare la soggettività della presenza del socialismo in Italia in raccordo con il movimento del
socialismo europeo, nell’auspicio che il PSE divenga un vero e proprio partito transnazionale.
Si ritiene, quindi, opportuno che vengano promosse strutture di coordinamento politico territoriale
con l’obbiettivo di costituire un coordinamento politico nazionale.





